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Alice ed Ellen Kessler. Gemelle fino alla fine

La decisione del suicidio assistito riaccende il dibattito sul fine vita

Le Gemelle Kessler

Ancona, 18 novembre 2025 – Da-da-um-pa, oggi sarebbe quel tormentone fonetico facile da ricordare e da ripetere che allora accompagnava il balletto delle Gemelle Kessler su testo scritto da Dino Verde e musica composta da Bruno Canfora. Sono gli anni ’60 durante i quali l’Italia vive il boom economico. C’era voglia di novità e quel Da-da-um-pa non andava capito ma canticchiato. Divenne un simbolo della novità della televisione italiana di quegli anni e stava a significare il ritmo, la vitalità, la modernità e soprattutto la rottura con il passato.

Da-da-um-pa, sigla di apertura del varietà televisivo Studio Uno del 1961, rese le Gemelle Kessler amatissime dal pubblico italiano e un vero fenomeno pop a quell’epoca. Le sorelle gemelle Alice ed Ellen Kessler, accompagnate dai ballerini gemelli Black Burns, nelle loro calze di nylon pesanti e coprenti (d’obbligo per via della censura) lanciavano con energia le gambe in aria con la precisione (tutta tedesca) della coreografia e la loro esibizione non tardò ad entrare nell’immaginario collettivo.

Le sorelle Kessler alte 175 cm erano tali da apparire al pubblico italiano di quegli anni slanciate e imponenti oltre che affascinanti. Negli anni ’60 l’altezza media degli italiani era per gli uomini circa 172-173 cm, quindi al di sotto, (solo il 14% superava i 180 cm) per non parlare delle donne, mediamente intorno ai 160 cm.

Ieri 17 novembre 2025 a 89 anni, nella loro casa di Grünwald, vicino a Monaco di Baviera, hanno scelto il suicidio medicalmente assistito, pratica legale in Germania, organizzata con la Deutsche Gesellschaft für Humanes Sterben (DGHS), associazione che tutela il diritto all’autodeterminazione nel fine vita. Le due sorelle, inseparabili, avevano promesso di restare unite fino alla fine e di essere sepolte nella stessa urna, accanto alla madre e al loro cane Yello.

La vicenda riaccende il dibattito sul fine vita. In Italia, a differenza della Germania, non esiste ancora una legge nazionale che regoli il suicidio medicalmente assistito. Il tema è regolato solo da sentenze della Corte Costituzionale e da alcune iniziative regionali, mentre il Parlamento non ha ancora approvato una legge che disciplini in modo chiaro e definitivo questo tema e continua a rimandare la decisione.

Le Gemelle Kessler da piccole

La Corte Costituzionale con la sentenza n. 242 del 2019 ha stabilito che il suicidio assistito può essere consentito se ricorrono quattro condizioni:

  1. Paziente affetto da patologia irreversibile.
  2. Sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili.
  3. Dipendenza da trattamenti di sostegno vitale.
  4. Capacità di prendere decisioni libere e consapevoli.

La Consulta ci riprova con la nuova sentenza n. 66 del 2025 in cui chiarisce che il requisito del sostegno vitale non può essere discriminante, ampliando così i casi in cui si può accedere alla morte assistita. Al momento c’è un disegno di legge del governo di luglio 2025 che prevede un comitato nazionale e norme sulle cure palliative, ma mantiene forti limiti e non coinvolge direttamente il Servizio Sanitario Nazionale.

Sul fronte delle iniziative locali Toscana e Sardegna hanno approvato leggi regionali che regolano il fine vita; altre regioni, come Piemonte, stanno discutendo nuove proposte, spesso ispirate all’Associazione Luca Coscioni. Ma insiste un vuoto normativo e senza una legge nazionale, i cittadini devono rivolgersi ai tribunali o alle Asl, con tempi lunghi e grande incertezza. Molti dei malati affetti da SLA e sclerosi multipla, nonostante l’approvazione da parte delle Asl, attendono ancora di poter accedere al suicidio assistito. Il percorso in Italia rimane difficile rispetto a paesi come la Germania dove la scelta è riconosciuta come diritto di autodeterminazione.

Diego Dalla Palma, uno dei più celebri make-up artist e consulenti d’immagine italiani, durante un’intervista ha raccontato dei suoi piani personali di fine vita, alimentando la discussione sulla libertà di scelta. Il dibattito sul fine vita in Italia resta ancora irrisolto nonostante la Corte Costituzionale abbia aperto la strada e alcune regioni abbiano legiferato, ma manca una legge nazionale che garantisca a tutti i cittadini un percorso chiaro e dignitoso. La morte delle gemelle Kessler ha reso evidente quanto l’Italia sia in ritardo rispetto ad altri Paesi europei.

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