25 Mag Dalla scherma di Osimo al Kenya: la storia di Benedetta Barbetti e dei fioretti donati ai bambini
L’ex atleta del Club Scherma La Misericordia Osimo, oggi studentessa di Medicina a Milano, ha portato in Kenya materiale schermistico destinato ai bambini seguiti da AFCIC, la ONG che si occupa del recupero degli street children
Osimo, 25 maggio 2026 – La scherma è un’ottima disciplina mentale, è uno sport che unisce dimensione fisica e condizione mentale, tecnica e strategia, un’ottima palestra anche per vita.

Benedetta Barbetti
Benedetta Barbetti è stata un’atleta del Club Scherma La Miserciordia Osimo. Nel suo percorso aveva raggiunto vari traguardi: la vittoria al Trofeo Nostini (il campionato italiano), molti successi in prove nazionali e interregionali, la convocazione agli stage federali, insomma, poteva essere considerata una potenziale promessa della nobile arte.
Ma la vita è fatta di tante cose, spesso è necessario fare delle scelte e non sempre si può portare tutto quanto con noi.
Lo sport di vertice implica sacrifici, puntarci, crederci, mettere altro in secondo piano. Arrivata al dunque Benedetta ha fatto le sue valutazioni e le sue scelte, ha deciso di dedicarsi in modo prioritario allo studio ed oggi è al 5° anno di Medicina alla Statale di Milano. Ma tutto nella vita ha un suo strascico, nulla è superfluo, nulla si butta, in realtà, qualcosa ci torna sempre indietro, magari dando frutti diversi e inattesi.
È stato per puro caso che nel 2024, ha scoperto la realtà di AFCIC – Action for children in conflict – e come solo le grandi storie d’amore sanno fare, le ha stravolto la vita. Afcic è una ONG kenyota che dal 2003 opera attivamente con la missione di recuperare, riabilitare, risocializzare e reintegrare gli Street children, un fenomeno drammatico di cui il Kenya è protagonista, che vede bambini di ogni età abbracciare la vita di strada, la criminalità, la droga. Quando si pensa a un bambino africano, difficilmente uno si figurerebbe un gruppetto di ragazzini su un marciapiede intento a giocare non con una macchinina ma piuttosto con un inalatore per la colla. Sono scene che colpiscono e si radicano profondamente nell’intimo di chi conosce da vicino realtà simili.
E questo è successo anche a Benedetta che, non contenta della sua prima esperienza nel 2025, ha scelto anche quest’anno di ritornare, ma stavolta con valigie piene di materiali da donare. Tra questi, tre fioretti e due maschere, che il Club scherma Osimo ha devoluto con orgoglio ed entusiasmo perché anche loro illuminati dalla certezza che lo sport, e in particolare uno così nobile come la scherma, possa cambiare vite, insegnare un altro modo di pensare, di agire, di accettare le sfide del mondo.
Paul, Moses, Alimboru, Eric, Peter… sono nomi e volti sorridenti di bambini che quei fioretti, appena spuntati da dietro le schiene dei volontari, li hanno rincorsi, impugnati, vissuti. E questo ci teniamo a sottolinearlo, perché i protagonisti della storia sono e saranno sempre loro: bambini che meritano di tornare a giocare, bambini che meritano di sperimentare, bambini che sognano di diventare piloti, medici, insegnanti… E che giorno dopo giorno lottano contro il loro passato, il loro presente e la paura del loro futuro.
È per loro che Afcic, i volontari italiani, il Club scherma Osimo, le persone che seguono a distanza il progetto, si sono impegnate e si impegnano tutt’ora. Per dare un senso a un mondo spesso asettico, grigio.
Il materiale schermistico resterà in Kenya, dove grazie alla disponibilità e all’entusiasmo dei responsabili del centro, i bambini potranno svolgere altre lezioni e incontri anche ora che Benedetta è tornata. Perché è bello riportare un po’ di colori. E che belli i colori oro e blu del Club scherma Osimo mescolati alla terra rossa e agli alberi verdi di questo Kenya così meravigliosamente contraddittorio. Forse non nascerà un Club Scherma, ma ci sarà gioia, ci sarà lo stare insieme.











