Chiara Maci approda ad Ancona con l’Italia a morsi

A Camerano dalla famiglia Moroni e ad Ancona da Gino e dalla sfoglina Simonetta. La puntata su food network canale 33 il 17 marzo alle 22

 

da sx: Chiara Maci e Simonetta Capotondo

Ancona, 16 marzo 2021 – Ha soggiornato nella città dorica due giorni la nota foodblogger bolognese Chiara Maci, moglie dello chef Filippo La Mantia e conduttrice del programma L’Italia a morsi, in onda tutti i mercoledì su food network canale 33. La blogger, in tour per l’Italia alla ricerca delle tradizioni culinarie locali, è stata conquistata dalle tipicità del Conero e dalla veracità dei suoi abitanti.

L’escursione nelle Marche della Maci si è aperta con una gustosa tappa da Marche Salumi, dove la famiglia Moroni l’ha accolta nel piccolo laboratorio artigianale di Camerano mostrandole i segreti della vera porchetta marchigiana.

I coniugi Moroni

La seconda tappa di iniziazione non poteva prescindere dall’assaggio del mitico stoccafisso o stocco all’Anconitana di Gino. Un connubio vincente: uno dei piatti più cult e “ignoranti” della nostra cucina, mangiato in una delle più storiche e autentiche trattorie di Ancona (da veri intenditori)!

Infine, Chiara è stata ospitata a casa di Simonetta Capotondo in arte Sfoglina Simonetta, molto nota ad Ancona per i suoi corsi di pasta all’uovo tirata rigorosamente a mano e per aver portato la sua arte in giro per il mondo: dal Canada ai ristoranti italiani (stellati) degli Stati Uniti d’America.

Simonetta Capotondo

Simonetta ha proposto a Chiara un intero menú “made in Marche”, a partire dall’antipasto con gli sfiziosi paccasassi, il finocchio marino del Conero, che la stessa Maci ha dichiarato di non aver mai assaggiato prima. Ovviamente non potevano mancare i cannelloni tirati a mano con ragù bianco al Varnelli, un tipico coniglio disossato in porchetta col finocchio forte e il gran finale con i sughetti (gli sciughetti), la nostra polenta dolce di mosto d’uva e farina di mais, che ha ricevuto consensi unanimi da tutta la troupe.

La puntata sarà trasmessa su food network canale 33 il 17 marzo alle 22.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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