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L’ultimo strillone di Parigi diventa cavaliere al merito

Ali Akbar, il 29 settembre prossimo, verrà insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine Nazionale al Merito dal Presidente francese Emmanuel Macron

Ancona, 2 settembre 2025 – Chi ha una certa età, come chi scrive qui, ricorderà sicuramente i militanti del PCI che la domenica mattina vendevano le copie de L’Unità porta a porta. Oppure qualche partenza in treno, molto mattutina, quando nell’atrio della stazione c’erano questi ragazzotti che vendevano il Corriere Adriatico, fresco di stampa, la pila quasi sparpagliata per terra, il cellophane strappato e le pagine ancora calde che lasciavano le dita sporche d’inchiostro. O magari certe notti in trasferta di lavoro in qualche grande città del Nord, dove si poteva acquistare il giornale dagli strilloni che si aggiravano per i ristoranti dove si tirava tardi o, una volta usciti, anche per strada: li si trovava prevalentemente ai semafori. Altri tempi, certo.

Ali Akbar

Ci sono però tornati alla mente, proprio in questi giorni, leggendo la notizia che il presidente francese, Emmanuel Macron, assegnerà una delle massime onorificenze di Stato, Cavaliere dell’Ordine Nazionale al Merito, a Ali Akbar, forse l’ultimo crieur, così chiamo lì gli strilloni, di Parigi.

Akbar, pakistano di 71 anni, da quasi cinquant’anni lo si può trovare per le strade del quartiere latino, Rive Gauche, a vendere copie di Le Monde in giro per locali. E che locali, verrebbe da dire! Cafe du Flore, Les Deux Magots, Bar du Marché, Brasserie Lipp, nomi che riportano immediatamente a Andre Breton, Jean Genet, Jean Paul Sartre, ma anche Brigitte Bardot, Alain Delon o Francois Truffaut, insomma quella famosa grandeur francese, intellettuale e non solo, che abbiamo così tanto amato e che, complice anche l’overtourism di oggi, sta scomparendo molto più in fretta di quanto si potesse mai immaginare dalle strade leggendarie del VI arrondissment.

Partito dal Pakistan diciasettenne, Ali Akbar, ha inizialmente lavorato come cameriere sulle navi. Grecia, Olanda, Italia (è stato anche a Trieste e ad Ancona), per poi arrivare a Parigi due anni più tardi. Qui, dopo un periodo vissuto letteralmente da clochard, inizia a fare lo strillone vendendo le copie del famoso giornale satirico Charlie Hebdo (la cui redazione sarà poi falcidiata dagli islamisti nel tristemente noto attentato del 2015).

Negli anni ’80, poi, comincia a vendere Le Monde, il più famoso quotidiano francese che esce nel primo pomeriggio con la data del giorno dopo. E allora, più o meno alle 13, ecco comparire Akbar dalle parti del Boulevard Saint Germain con le copie del giornale fresco di stampa sotto il braccio. Tutti i giorni, immancabilmente.

Vuole una leggenda, che forse non lo è più di tanto, che Emmanuel Macron ai tempi in cui frequentava la Sciences Po fosse suo affezionato cliente. Così come lo erano sicuramente gli studenti della Sorbonne.

Ali Akbar, cinquant’anni dopo, è ancora lì, in giro tra quei tavoli dove ormai si trovano per lo più seduti solo turisti giapponesi che si fanno selfie (magari proprio con lui).

Non ha problemi ad ammettere che, oggi come oggi, vende non più di quindici/venti copie al giorno, per la maggior parte a clienti storici. Ma il solo vederlo che si destreggia, saluta amichevolmente i camerieri e gli habitué che lo aspettano, è come cogliere per un attimo Parigi nella sua essenza senza tempo. E invece il tempo passa…

Ormai, nonostante le difficoltà a sopravvivere, è comunque un personaggio famoso del quartiere Saint Germain des Pres, dove per tutti è Ca y est, Questo è quanto: la frase con cui immancabilmente congeda gli ormai pochi clienti.

Appena si è saputa la notizia dell’onorificenza, in compenso, la sua popolarità ha avuto un ulteriore picco. Gli hanno dedicato dei servizi persino il New York Times e la BBC, venuti a cercarlo appositamente per l’occasione, consacrandolo quindi a simbolo della città di Parigi e ricordo vivente di un mestiere e un’epoca che forse non esiste più (e ci manca).

Ci vorrebbe qualche Ali Akbar qui da noi, in Italia, magari anche solo la domenica mattina, quando se vuoi procurarti un quotidiano di carta devi iniziare una vera e proprio caccia ala tesoro.

Dove ti ricordavi un’edicola trovi adesso un distributore di cibi e bevande spazzatura oppure, se ti va bene, un punto di informazione turistica del Comune, il più delle volte invece solo serrande tristemente abbassate e già deturpate dai graffitari notturni. Quando poi, dopo aver vagato per tutta la città, ne trovi finalmente una aperta hai come l’impressione che venda tutto meno che i giornali, sembrano negozi di gadgets, di giocattoli per bambini, ma provi comunque come un senso di riconoscenza e ti verrebbe quasi voglia di abbracciarlo, l’edicolante. A questo ci siamo ridotti.

La storica edicola della stazione di Ancona

Lontani, tanto lontani i tempi in cui Hegel scriveva: «La preghiera del mattino dell’uomo moderno è la lettura del giornale. Ci permette di situarci quotidianamente nel nostro mondo storico».
Certamente non è più così, oggi il giornale non lo legge più nessuno.

Non si trovano neanche più nei bar, i quotidiani locali o magari quelli sportivi, da sfogliare la mattina presto, ancora un po’ assonnati sorbendo il primo caffè della giornata, per sapere cosa succede in città o come sta andando la campagna acquisti della tua squadra del cuore. Sta inesorabilmente calando il sipario su un mondo che abbiamo conosciuto e amato.

I giornali oggi sono tutti digitali. Non basta, il pubblico infatti legge quasi unicamente le notizie ad accesso libero, si abbona solo chi è davvero interessato all’informazione. Nessuno o quasi, cioè.

I quotidiani di carta, d’altronde, si chiamano così perché durano un giorno e domani servono solo a incartare le patate o a pulire i vetri. Molto presto non saranno buoni neanche più a quello, evidentemente.

Tutta la nostra gratitudine e simpatia, quindi, per Ali Akbar, l’ultimo strillone di Parigi, che consideriamo un autentico eroe di questi tempi sempre più tristi e più incolti. E, aggiungiamo, tutta la nostra ammirazione incondizionata, con buona pace di Matteo Salvini, a Emmanuel Macron che gli ha voluto conferire quest’importantissima onorificenza.

Sì, lo sappiamo bene, potrà sembrare strano leggere l’elogio di uno strillone (e dei giornali di carta) qui, dalle colonne di un quotidiano online. Ma ormai l’abbiamo scritto. E come direbbe lui: Ca y est, questo è quanto.

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