30 Giu Il Tour de France 2024
Da Firenze a Nizza, aspettando Pogacar, la corsa rende omaggio a Bartali, Coppi e Pantani
Ancona, 30 giugno 2024 – Chissà se lo sloveno Tadej Pogacar, dopo aver privato di ogni emozione il Giro d’Italia, restando al comando dall’inizio alla fine, farà suo anche il Tour de France?

Tadej Pogacar
A contendergli la vittoria, secondo i bookmakers, sarà come al solito Jonas Vingegaard, il danese che ha trionfato nelle ultime due edizioni, ma è reduce da un bruttissimo infortunio e questo probabilmente lo condizionerà.
Si tratta di un vero e proprio spareggio: dal 2020, con due vittorie a testa, sono stati loro i dominatori incontrastati. Terzo incomodo, al limite, potrebbe essere uno tra Primoz Roglic e Remco Evenepoel, ipotesi però molto, molto remota.
Sembra, insomma, una vittoria annunciata, al punto che 7, il settimanale del Corriere della sera, venerdì scorso ha dedicato la copertina al ciclista sloveno.
Quest’anno il Tour de France, considerato il più grande evento sportivo dopo le Olimpiadi e i Mondiali di calcio, a causa degli imminenti giochi olimpici di Parigi 2024, non vedrà come al solito nella tappa finale i ciclisti sfilare per gli Champs Elysées, ma terminerà con una inconsueta gara a cronometro: la Monaco – Nizza, il 21 di luglio.
Non basta. Il Grand Depart, ma a questo punto si potrebbe meglio dire la grande partenza, per la prima volta nella storia del Tour è dall’Italia. La notizia era già uscita alla fine del 2022, ma era passata quasi inosservata.
Viene a sanare una mancanza che ha quasi dell’incredibile: il Tour era già partito da Spagna, Germania, Belgio e persino dalla Danimarca, ma mai dall’Italia.
Ma adesso ci siamo, 704 chilometri, fino a martedì prossimo, tra Toscana, Emila Romagna e Piemonte. Ieri, infatti, la partenza da Firenze con destinazione Rimini. Dopo Firenze il Tour passerà anche da Cesenatico e Tortona, e sono dichiarati omaggi a tre ciclisti italiani che fecero grande la corsa nel passato: Gino Bartali, Fausto Coppi e Marco Pantani.
Quest’anno, oltretutto, ricorrono anche due anniversari che ci riguardano. Sono passati dieci anni esatti dall’ultima nostra vittoria, nel 2014 con Vincenzo Nibali.
E, soprattutto, è il centenario della prima vittoria italiana, nel 1924, con Ottavio Bottecchia o Botescià, come lo chiamavano i francesi. Non certo una vittoria qualsiasi. Nonostante avesse già trent’anni, Bottecchia, indossò la maglia gialla, simbolo del primato, dalla prima all’ultima tappa (primo nella storia a riuscirvi) e inflisse al secondo classificato, il lussemburghese Nicolas Frantz, un distacco di mezz’ora. Riuscì poi nell’impresa di ripetersi l’anno successivo, è ancora oggi l’unico italiano, lasciando il suo più diretto inseguitore, il belga Lucien Buysse, a un’ora di distacco.
Comunque, con buona pace di Paolo Conte, evidentemente ai francesi le balle non girano più e si sono decisi finalmente a riconoscere, nonostante il loro risaputo sciovinismo, la grandezza del nostro ciclismo. E questa è già di per sé una notizia.

Percorso Tour de France
Gli appassionati, e non sono pochi, possono seguire la corsa su Rai2 tutti i pomeriggi a partire più o meno dalle 14, con l’aggiunta di qualche appendice (anche notturna) per i commenti su Raisport.
Oggi, secondo giorno, si parte da Cesenatico e si arriva Bologna, ci sarà, prima del finale, un impegnativo doppio passaggio sul colle di San Luca e poi giù verso il traguardo di via Irnerio, in pieno centro storico.
Domani, da Piacenza a Torino, sarà invece una tappa per velocisti. Con i magnifici e suggestivi paesaggi del Monferrato e delle Langhe. Ultima frazione interamente italiana.
Perché poi, martedì, con la Pinerolo – Valloire, e la mitica e temibilissima salita del Galibier, si arriverà in Francia per rimanerci. Prima del finale a Nizza ci saranno ben sei arrivi in salita tra Pirenei e Alpi e due tappe a cronometro.
Tutto fa pensare a un percorso ideale, quindi, per Tadej Pogacar che insegue la storia e proverà a essere l’ottavo ciclista a fare doppietta: Giro d’Italia e Tour de France nello stesso anno. Entrerebbe così in un autentico parterre de rois.
Fino ad ora ci sono riusciti solo questi sette qui: Coppi, Anquetil, Merckx, Hinault, Roche, Indurain e Pantani (che è stato l’ultimo, nel 1998).
Scusate se è poco.

Marco Pantani
Per noi italiani, sembrerebbe, quest’anno non dovrebbe esserci nessuna emozione particolare dai corridori di casa nostra. Otto partecipanti in tutto, per la maggior parte gregari. Qualche piccola soddisfazione, magari, potrebbe regalarcela l’abruzzese Giulio Ciccone, vincitore nella scorsa edizione della maglia a pois, riservata al miglior scalatore. Ma ripetersi al Tour, si sa, è sempre molto difficile. Per ritrovare l’ultimo italiano vincitore di una tappa, d’altronde, bisogna risalire a cinque anni fa, Vincenzo Nibali nel 2019. Insomma, ormai è un bel po’ che aspettiamo.
Maggio è il Giro, luglio è il Tour, diceva il compianto Gianni Mura, storica firma di Repubblica, lui che ne aveva seguiti ben 27 per il suo giornale (dal 1991 al 2019).
Ecco, persino con due giorni d’anticipo, anche quest’anno luglio è arrivato. Noi siamo pronti a farci una scorpacciata, tappa dopo tappa, davanti alla tv. Di nuovo qui ad appassionarci a questo sport, l’unico che può forse ancora definirsi eroico e, proprio in virtù di questo, l’unico che sembra davvero d’altri tempi.
Ci fa venire in mente certi bar nelle piazze di paese, affollati nonostante la calura estiva, la tv sempre accesa. I commenti a voce alta che si mescolano ai caffè e alle sambuche, il banco frigo dei gelati con sopra una copia sgualcita della Gazzetta dello sport, persone per lo più anziane che rinunciano, per le tre settimane del Tour, alla pennichella pomeridiana.
Ci sono ancora per davvero questi bar, queste piazze, questi paesi. Ci sono oggi, nel tempo presente, e per fortuna che ancora esistono e resistono.











