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Il Corriere della Sera compie 150 anni

Per quasi un quarto di secolo fu diretto da un anconetano, Luigi Albertini, che lo fece diventare il più importante quotidiano italiano

Ancona, 6 marzo 2026 – Era la sera del 5 marzo del 1876, domenica di Quaresima e giorno in cui di norma i quotidiani non uscivano, quando gli strilloni annunciarono, con grande stupore dei milanesi, in piazza della Scala, la nascita di un nuovo giornale: Il Corriere della Sera, che aveva la data del giorno dopo, il 6 marzo. 15.000 copie di tiratura, andate esaurite nel giro di poco. Nessuno avrebbe immaginato, allora, che sarebbe diventato il quotidiano più importante d’Italia e che ancora adesso, a 150 anni di distanza, racconta giorno dopo giorno la nostra storia.

Un secolo e mezzo di vita, quindi. Fu fondato, e inizialmente anche diretto, da Eugenio Torelli Viollier ex garibaldino e seguace di Alexandre Dumas padre. «Noi siamo moderati e conservatori, prima moderati e poi conservatori», scrisse nel primo editoriale, «Ma ciò non significa che applaudiremo a tutto ciò che fa il governo». E questa sembra una dichiarazione d’intenti che possa valere ancora oggi, nel 2026.

Il Corriere infatti è sempre stato, e lo è ancora, la voce di una borghesia liberal-democratica e a tratti, non sempre, illuminata. «Se ci avverrà di censurare», proseguiva Torelli Viollier, «ci studieremo di non essere avventati né iracondi, e ad ogni modo le nostre intenzioni saranno rette».

da sx, Eugenio Torelli Viollier e Luigi Albertini

Dopo le inevitabili, lunghe difficoltà iniziali, (solo a Milano in quel periodo si stampavano otto quotidiani), il giornale diventò grande una ventina di anni dopo sotto la direzione di Luigi Albertini (dal 1900 al 1921). Anconetano, figlio di un piccolo banchiere, laureato in giurisprudenza a Torino dove divenne amico di Luigi Einaudi che chiamerà poi a collaborare al giornale, Albertini dopo un viaggio di studio a Londra, durante il quale collabora con il direttore amministrativo del prestigioso Times, Frederick Moberly Bell, al suo rientro in Italia si era trasferito a Roma per dirigere la rivista Credito e cooperazione. Qui conosce Eugenio Torelli Viollier che lo vuole al Corriere dove inizialmente coordina l’organizzazione interna al giornale, inventando in pratica la preziosa figura del segretario di redazione.

Busto di Luigi Albertini in piazza Cavour ad Ancona

Alla morte del fondatore, nell’aprile del 1900, Albertini, che nel frattempo del giornale era diventato anche piccolo azionista, appare subito come il suo erede naturale alla guida del quotidiano. «L’industria giornalistica si basa sulla fabbricazione di un prodotto rinnovato quotidianamente. Il primato del giornale bisogna dunque riguadagnarselo ad ogni nascere del sole: tutti i giorni e meglio di tutti gli altri», affermerà appena insediatosi. Sotto la sua direzione il Corriere della Sera diventò, nel volgere di poco, il più importante quotidiano nazionale e uno dei più autorevoli anche a livello europeo. Lascerà nel 1925, con l’avvento alla proprietà del giornale della famiglia Crespi. Ancona ha reso omaggio al suo illustre cittadino solo nel 1951, a dieci anni dalla morte, con un monumento, un po’ defilato, in piazza Cavour: un busto scolpito da Vittorio Morelli.

Mario Missiroli, Giovanni Spadolini, Piero Ottone, Alberto Cavallari, Ugo Stille, Paolo Mieli, Ferruccio de Bortoli e l’attuale Luciano Fontana, sono solo alcuni dei direttori che, dopo Albertini, hanno fatto sì che il Corriere rimanesse in tutti questi anni il quotidiano più letto e importante del nostro Paese.

La sede storica del Corriere della Sera in via Solferino 28

Ma per capire davvero cosa è stato il giornale in questi 150 anni bisogna entrare nella sede di via Solferino 28, un palazzo liberty progettato dall’architetto Luca Beltrami, e ammirare la sterminata galleria delle grandi firme del passato che hanno dato il loro contributo. Gabriele D’Annunzio, Dino Buzzati, Eugenio Montale, Indro Montanelli, Luigi Barzini, Enzo Biagi, Oriana Fallaci, Giampaolo Pansa, Alberto Arbasino, Italo Calvino, Goffredo Parise, Enzo Siciliano, solo per citarne, tra i più noti, una minima parte.

Tutti interpreti straordinari del giornalismo e della cultura che hanno raccontato il Paese dalle colonne del Corriere della Sera, facendo crescere una comunità, quella dei suoi lettori, che sono prima di tutto cittadini, aprendola letteralmente al mondo. E poi, in questo secolo e mezzo, il Corriere si è caratterizzato per la sua continua ricerca di dialogo con i lettori, anche quando non c’erano i sofisticati strumenti digitali di oggi. Tenendo sempre a mente una regola ben chiara: se un quotidiano è la carta d’identità di un Paese, di una comunità, i suoi lettori di fatto ne diventano i proprietari e contano molto più degli azionisti. Azionisti e proprietà che, nel tempo, sono cambiati tante volte con gestioni non sempre limpide (il giornale fu letteralmente travolto negli anni ’80, ai tempi della proprietà Rizzoli, dallo scandalo della P2), senza che questo influisse sul prestigio della testata.

Per celebrare questo anniversario davvero tanti gli eventi in programma. Il 6 marzo, su invito, una serata concerto al Teatro La Scala, musiche di Bellini e Wagner con la direzione di Alexander Soddy, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del sindaco di Milano Beppe Sala. Lo stesso giorno, in allegato gratuito col quotidiano in edicola, un supplemento di 300 pagine, Il mio Corriere della Sera, dove centinaia di nomi noti raccontano il loro legame con il giornale.

Venanzio Postiglione, vicedirettore del Corriere della Sera

Su Corriere TV una web serie, condotta dal vicedirettore Venanzio Postiglione, che racconta in 10 puntate la storia del giornale dalla nascita alle ultime sfide (disponibile dal 4 marzo). Una collana di libri di giornalismo d’inchiesta, dal 14 marzo, con grandi firme (del Corriere e non) come Emmanuel Carrere, Oriana Fallaci, Pier Paolo Pasolini e Anna Politkovskaja e molti altri ancora. Un numero speciale del magazine 7, Il 6 marzo, con i cinquanta articoli più significativi usciti sul quotidiano, a partire dal primo editoriale di Torelli Viollier.

La Fondazione Corriere della Sera, invece, manda in libreria un bellissimo volume, Corriere della Sera 150, la nostra storia (376 pagine, 60 euro), con la elegante grafica di Marcello Francone. Il volume si apre con una nota dell’attuale editore, Urbano Cairo, e una introduzione del direttore Luciano Fontana. Seguono gli scritti dei collaboratori di oggi: Aldo Cazzullo, Lorenzo Cremonesi, Beppe Severgnini, Gian Antonio Stella, Paolo Di Stefano, Aldo Grasso, Gaia Piccardi, Pier Luigi Vercesi e tanti altri ancora.

Nonostante siano, questi, tempi cupi per i quotidiani (cartacei in particolare), dove ormai si parla agli istinti, alle viscere e non più alla testa e al cuore dei lettori, il Corriere della sera rimane indiscutibilmente emblema di buona informazione, quella che serve ogni giorno per migliorarci senza nasconderci i problemi. Perché, come scriveva Claudio Magris in un articolo di qualche anno fa: «Un giornale si tuffa nel mondo e nella polvere del mondo… partecipando alla calda vita, alle sue contraddizioni, ai suoi sogni e alla sua incertezza».

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