14 Gen Cinquant’anni fa, oggi, arrivava in edicola la Repubblica
Il giornale-partito che non è mai stato un giornale di partito
Ancona, 14 gennaio 2026 – Secondo un bellissimo e suggestivo racconto di Eugenio Scalfari, il fondatore (e per sempre Direttore), uscito in occasione del trentesimo compleanno del giornale, le prime 350.000 copie de la Repubblica furono stampate in una tipografia, forse un po’ sgangherata, di proprietà di un certo Roberto Tumminelli, sita dentro la cinta della Città universitaria.

Chissà se Tumminelli avrebbe mai immaginato, quella notte tra il 13 e il 14 gennaio 1976, che le sue rotative offset stavano cambiando un certo modo di fare giornalismo in Italia?
Dietro quel primo numero del giornale, tanto per cominciare, c’era il lavoro di un gruppo di ragazzi neanche trentenni, molti addirittura alle prime armi, che avevano innanzitutto condiviso un progetto. Questa era la prima vera peculiarità di quel nuovo quotidiano.
Una redazione di 60 persone, quindi, con una età media bassissima e con Scalfari insieme a Giorgio Bocca (un altro gigante del giornalismo del ‘900) a fare da chiocce. Era un lavoro, si potrebbe dire, artigianale, che aveva però l’ambizione di diventare una grande impresa editoriale. Così è stato, in effetti, se dopo neanche dieci anni la redazione era composta da 400 persone, i punti di stampa 7, le edizioni locali 8 e i collaboratori poco meno di 1.000.

Quel progetto condiviso, di cui parlavamo sopra, quale era? Semplice e complicatissimo al tempo stesso: creare una struttura d’opinione, una appartenenza di testata. Non a caso Eugenio Scalfari sosteneva che i lettori di Repubblica lui li riconosceva perfino fisicamente: «io li riconosco per strada, da come si muovono, da come parlano». E questo, forse, è stato quello che, nel tempo, ha portato a dire che la Repubblica fosse un partito, un giornale-partito o meglio ancora un partito sotto forma di giornale. Forse, in un certo qual senso è vero, se si tiene conto del concetto di progetto condiviso, ma con una sostanziale differenza che consiste nel fatto che un giornale non ambisce alla conquista del potere, come invece avviene per un partito.

Venditore ambulante de la Repubblica a Roma 2003
La Repubblica, dopo cinquant’anni lo si può ben dire, è semplicemente un grande giornale. Riesce, cioè, a contribuire alla formazione di un modo di sentire, di comportarsi, riesce a educare civilmente e culturalmente i lettori, a orientarne le scelte subendone a sua volta gli stimoli ed esprimendone la volontà. Un progetto, in sintesi, culturale sì, ma al contempo etico e politico. E questo, adesso lo si sa, è riconosciuto da tutti, anche dai suoi più acerrimi detrattori.

1° numero la Repubblica 14 gennaio 1976
A rivederlo oggi, quel numero 1, non sembra affatto datato, 24 pagine, formato più piccolo rispetto agli altri quotidiani usa solo 6 colonne invece delle tradizionali 9, in prima pagina un’ intervista di Eugenio Scalfari a Francesco De Martino, allora segretario del Partito Socialista, dall’eloquente titolo: Carte in tavola compagno Berlinguer, a centro pagina un’inchiesta di Giorgio Bocca, Innocenti, come si uccide una fabbrica e soprattutto un editoriale, È vuoto il palazzo del potere, che potrebbe definirsi decisamente attuale anche a cinquant’anni di distanza.
A tutt’oggi, la Repubblica, è il secondo quotidiano (cartaceo) più letto in Italia, dietro al Corriere della sera (che quest’anno, invece, di anni ne compie 150. Ne scriveremo nelle prossime settimane). E sì, diciamocelo, sono i due quotidiani più belli che si possono trovare in edicola (a patto di riuscire a trovare ancora un’edicola, si intende).
Dopo Eugenio Scalfari, alla direzione, si sono succeduti negli anni Ezio Mauro, Mario Calabresi, Carlo Verdelli, Maurizio Molinari e, adesso, Mario Orfeo. Pochi, tutto sommato.
Sterminato, invece, il numero delle firme prestigiose che collaborano al giornale, molte delle quali sin dagli esordi. Corrado Augias, Natalia Aspesi, Filippo Ceccarelli, Stefano Folli, Massimo Giannini, Paolo Rumiz, Concita De Gregorio, Michele Serra, Altan, solo per citarne una infinitesima parte.
L’attuale proprietà, la GE.DI. della famiglia Agnelli/Elkann, alla fine del 2025, ha dichiarato di voler mettere in vendita il giornale. Ma questo è un altro discorso che meriterebbe ben altri tipi di approfondimento.
Domani, per celebrare degnamente questo importante compleanno, apre al Mattatoio del Testaccio, in piazza Orazio Giustiniani 4 a Roma, la mostra la Repubblica. Una storia di futuro. Durerà fino al 15 marzo ed è visitabile gratuitamente, tutti i giorni da martedì a domenica dalle ore 11 alle ore 20.
Domenica 18 gennaio, poi, alla sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, alle ore 17, è prevista una festa aperta al pubblico organizzata da Repubblica e dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale.
Sempre da domani, inoltre, si potrà trovare online il documentario Repubblica50, dove Ezio Mauro, che ha diretto il giornale dal 1996 al 2016, racconta i cinquant’anni del quotidiano.
Ah, il 14 gennaio 1976, proprio come oggi, era un mercoledì.











