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Grande partecipazione per “Omo Change”: si chiude a Palazzo Campana la mostra di Fausto Podavini

Oltre mille visitatori per il progetto fotografico dedicato alla valle dell’Omo. Dal 18 aprile il testimone passa ad Antonio Faccilongo con “Habibi"

Osimo, 31 marzo 2026 – Si è conclusa domenica 29 marzo con grande partecipazione di pubblico e interesse critico la mostra Omo Change di Fausto Podavini, inserita nel più ampio progetto Humus. Storie di terra e appartenenza, vincitore dell’avviso pubblico Strategia Fotografia 2025, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e organizzato dall’Istituto Campana per l’Istruzione Permanente di Osimo.

L’esposizione ha rappresentato un momento significativo di riflessione sul rapporto tra essere umano, ambiente e trasformazioni culturali, attraverso lo sguardo sensibile e rigoroso di Podavini. Il progetto fotografico Omo Change ha accompagnato i visitatori in un viaggio intenso e profondo nella valle dell’Omo, in Etiopia, documentando i cambiamenti sociali, economici e ambientali che stanno ridefinendo l’identità delle comunità locali.

La mostra si è distinta per la sua capacità di coniugare ricerca artistica e impegno documentario, offrendo uno spaccato autentico e spesso drammatico delle conseguenze dello sviluppo e della globalizzazione su territori fragili e ricchi di tradizioni. Le immagini di Podavini hanno stimolato un dialogo aperto sul tema dell’appartenenza e della memoria, in linea con gli obiettivi del progetto Humus, volto a indagare il legame tra persone e territori.

Omo Change ha registrato un’ampia affluenza, oltre 1000 visitatori in poco più di un mese, coinvolgendo un pubblico eterogeneo e contribuendo a rafforzare il ruolo della fotografia contemporanea come strumento di conoscenza e consapevolezza.

Con la chiusura della mostra si chiude la prima importante tappa del progetto Humus. Storie di terra e appartenenza, che prosegue a Palazzo Campana dal 18 aprile con la mostra di Antonio Faccilongo Habibi.

Si tratta del racconto di una storia d’amore che resiste all’interno di uno dei conflitti contemporanei più lunghi e complessi, quello tra Israele e Palestina. Il termine habibi, che in arabo significa amore mio, introduce un lavoro che indaga l’impatto della guerra sulle famiglie palestinesi e le difficoltà nel preservare la dignità umana in una condizione di separazione forzata.

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