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L’Orastrana e Nooz: Il teatro popolare tra favole, suoni e memoria

Un’esperienza multisensoriale che unisce tradizione, musica e arte dal vivo

Petriolo, 9 giugno 2025 – All’inizio c’era solo un gruppo di amici, una casa in campagna a Petriolo e la voglia di mischiare poesia e musica. L’Orastrana nasce così, a metà degli anni ’90, da una suggestione visiva – quella della golden hour nei film di Kubrick – e da un’urgenza espressiva. All’epoca, Carlo Natali era bassista, ma già allora il gruppo aveva ben chiara la direzione: un percorso fatto di frequenze, racconti, immagini, e radici popolari.

Nel tempo, il progetto si è evoluto, fino a diventare un’esperienza artistica collettiva e multidisciplinare. Oggi, L’Orastrana e Nooz fonde musica, disegno, recitazione e ricerca etnografica in una forma di spettacolo ibrida e coinvolgente, dove la tradizione popolare viene rielaborata con linguaggi contemporanei. Ci si immerge completamente, con ogni senso, in un’epoca ormai dimenticata, che i ragazzi ci sanno riproporre delicatamente e in maniera contemporanea.

Il cuore del progetto è una serie di favole dialettali riscritte da Carlo in petriolese stretto, rielaborate senza rigidità filologiche ma con profondo rispetto per la cultura orale. Le fonti? Libri e raccolte storiche come quelle di Mannocchi e Giovanni Ginobili – quest’ultimo ricordato come il primo a fare ricerca in modo sistematico e moderno nelle Marche, ben prima dell’arrivo di Alan Lomax.

Le favole vengono lette e interpretate da Carlo Natali e Katuscia Palmili, accompagnate da disegni eseguiti dal vivo da Ugo Torresi, in arte Nooz, e musiche originali eseguite da Leonardo Francesconi (pianoforte e synth, eclettico musicista di Matelica) e Gian Luigi Mandolini che governa magistralmente la sua amata batteria. Ogni brano è costruito per rispecchiare l’anima della favola: dal saltarello per i racconti popolari, al dark rock per quelli più cupi, fino alle rielaborazioni dolenti su temi medievali.

Il gruppo ha sempre lavorato nell’underground, lontano dai circuiti ufficiali, ma con una grande coerenza artistica. Sono performance legate al territorio e alla memoria collettiva, esperienze immersive e mutevoli ogni anno.

Un progetto di cui avevamo sentito parlare, ma che si rivela ancora più coinvolgente e affascinante quando sono Carlo e Gian Luigi, intervistati, a raccontarlo. Lo fanno con trasporto, passione e quella convinzione tipica di chi ha un obiettivo chiaro e sta iniziando a rendersi conto di essere sulla strada giusta per realizzarlo.

In un’epoca in cui la tradizione rischia di perdersi tra consumismo e oblio, L’Orastrana e Nooz si fanno custodi e traghettatori dell’anello mancante: quella generazione che non ha ricevuto nulla dai vecchi, ma ha scelto di recuperare e reinventare ciò che poteva essere perso.

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