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Falesia del Conero, l’appello delle associazioni: «Basta cancelli chiusi, va tutelata e resa accessibile»

Dal valore ambientale e geologico dei sentieri sul mare alla richiesta di riaprire gli accessi chiusi: ambientalisti e realtà del territorio chiedono a Comune e Parco del Conero interventi di sicurezza senza limitare la fruizione pubblica

Ancona, 29 maggio 2026 – Può sembrare uno scenario di argilla e terre recenti, un luogo di frane e quindi pericoloso, una zona da evitare per la sua instabilità o, se preferite, una macchia vuota nelle possibili edificazioni, insomma di scarso valore e interesse. E allora meglio volgere lo sguardo altrove. Ma per le associazioni che hanno sottoscritto l’appello pubblico rivolto al Comune di Ancona e al Parco del Conero, la lunga falesia marnoso-arenacea che da Portonovo disegna la linea di costa settentrionale fino ad immergersi in vista del porto di Ancona rappresenta invece uno spazio speciale, dove fragilità e bellezza diventano un binomio inscindibile.

Foto Di Simosanta – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=119513136

Un paesaggio mutevole e suggestivo, sospeso tra il verde della vegetazione e il blu del mare, dove la natura mostra adattamenti e presenze singolari. La lotta delle piante per attecchire su suoli precari e resistere alla salsedine è una sfida continua per le specie pioniere che riconquistano le zone franate: soprattutto ginestre e canne del Reno, accanto a diverse specie mediterranee.

Lungo la linea della falesia passa inoltre un’importante rotta migratoria che richiama numerosi uccelli, in particolare rapaci come poiane, gheppi e falchi pecchiaioli. Gabbiani e cormorani sostano invece frequentemente sugli scogli prima di dedicarsi alla pesca.

Nelle spiaggette raccolte ai piedi della falesia, spiegano i promotori dell’appello, è persino difficile immaginare quanto sia vicina l’urbanizzazione che ai lati della provinciale ha disseminato questa parte del Parco di quartieri, villette e piccoli nuclei abitati. Qui, in riva al mare, le grotte testimoniano una presenza umana antica ma rispettosa, ancora oggi riconoscibile nei colori intensi dei cancelli.

In questo paesaggio si sviluppano anche gli storici stradelli, percorsi realizzati da pescatori e grottaroli e mantenuti efficienti con sapiente manutenzione per superare dislivelli e piccoli smottamenti.

La falesia custodisce inoltre tesori geologici di straordinaria importanza come i GSSP, stratificazioni riconosciute a livello mondiale: degli undici siti presenti in Italia, ben due si trovano al Conero, mentre un terzo sito alla Vedova resta di fatto congelato per i numerosi ostacoli alla fruizione.

Secondo le associazioni firmatarie, da troppo tempo questo speciale contesto paesaggistico e ambientale sta diventando un mondo chiuso a causa di recinzioni, cancelli e divieti che impediscono una libera fruizione, nonostante una convivenza secolare tra uomo e natura. La chiusura riguarda già tre sentieri ufficiali del Parco – il 310 Trave Nord, il 311 Sardella e il 312 Vedova – oltre a vari accessi al mare.

Per i promotori dell’appello, con adeguata informazione ai visitatori e interventi puntuali di messa in sicurezza degli stradelli, questo scenario naturale e marino nel cuore della città dovrebbe essere considerato un’eccellenza del territorio. «Solo aiutando a farla conoscere e amare si potrà dare un futuro sostenibile alla falesia», sostengono le associazioni, che giudicano la «politica dei cancelli chiusi» una soluzione sbagliata.

Per questi motivi il documento chiede al Comune di Ancona e al Parco del Conero di porre la questione della falesia tra le priorità delle proprie strategie, impegnandosi in particolare per:

  • la rigorosa applicazione delle norme di tutela a salvaguardia del patrimonio ambientale e paesaggistico della falesia del Conero;
  • la riapertura degli accessi attualmente chiusi da ordinanze sindacali attraverso interventi di messa in sicurezza e adeguata segnaletica;
  • il contrasto a qualsiasi ulteriore limitazione dei diritti di fruizione.

L’appello è stato sottoscritto dal Circolo Naturalistico Il Pungitopo, dal Comitato Mezzavalle Libera, da Italia Nostra Ancona, da Portonovo per tutti, dal CAI sezione di Ancona e dal WWF Marche.

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