08 Mar Mai senza mia figlia
8 marzo. Il dolore delle donne come linguaggio universale oltre i confini delle guerre
Ancona, 8 marzo 2026 – Mai senza mia figlia, titolo originale Not Without My Daughter è il romanzo autobiografico di Betty Mahmoody uscito per la prima volta nel 1987. Fu un successo editoriale da oltre 12 milioni di copie. La storia venne riproposta nel film che porta lo stesso titolo, circa quattro anni dopo, con la straordinaria interpretazione di Sally Field. Ambientato nel 1984, pochi anni dopo la rivoluzione iraniana del 1979, la pellicola mette in luce il contrasto tra culture e sistemi legali radicalmente opposti in un contesto di forte tensione politica. La difficoltà dei rapporti diplomatici tra Washington e Teheran e la condizione delle donne sotto i regimi teocratici sono ancora oggi al centro del dibattito internazionale.
Il film racconta la vicenda di quando Betty, suo marito Moody, un medico iraniano e la figlia Mahtob, partono per due settimane in Iran. Una volta arrivati, Moody, nonostante sia una persona integrata nel mondo occidentale, subisce le pressioni familiari fino al punto di non volere rientrare in America approfittando delle leggi locali che gli conferiscono potere assoluto sulla moglie e sulla figlia. L’incubo burocratico e personale di Betty di non poter fare ritorno a casa con la figlia, scosse l’opinione pubblica occidentale all’epoca. Il dramma culmina in una fuga rocambolesca di Betty con sua figlia, attraverso le montagne al confine con la Turchia, aiutata dagli oppositori del regime. La scena mette in evidenza come una madre sia disposta a correre rischi estremi pur di non abbandonare sua figlia.

Sally Field
Le riprese per ovvie ragioni politiche non furono girate in Iran ma principalmente in Israele e negli Stati Uniti. Sebbene sia stato un successo di pubblico, il film ricevette critiche contrastanti. In particolare, fu accusato da alcuni di offrire una visione parziale e scontata della cultura iraniana, centrata esclusivamente sugli aspetti più repressivi e violenti.
Anni dopo l’uscita del film, il vero Sayyed Bozorg Mahmoody partecipò a un documentario intitolato Without My Daughter, nel quale cercava di raccontare la sua versione dei fatti e il dolore per non aver mai più rivisto sua figlia dopo la fuga.
Durante il periodo della guerra tra Iran e Iraq (1980-1988), Betty e sua figlia Mahtob arrivano a Teheran nell’agosto del 1984. Rimangono bloccate in Iran per circa 18 mesi, riuscendo a fuggire solo all’inizio del 1986. Nel film, come nel libro, ci sono scene che mostrano la vita quotidiana sotto i bombardamenti iracheni su Teheran. La paura delle bombe è un elemento costante che contribuisce al clima di terrore e instabilità vissuto dalla protagonista. All’epoca dei fatti, parliamo degli anni ’80, il contesto era quasi l’opposto di quello attuale in quanto gli Stati Uniti sostenevano indirettamente l’Iraq di Saddam Hussein contro l’Iran.
Oggi ci troviamo di fronte a un’escalation diretta tra USA, Israele e Iran. Tra i fatti recenti, il terribile bombardamento della scuola femminile di Minab il 28 febbraio 2026 che ha causato la morte di oltre 160 bambine. Il panorama globale è segnato da tre grandi conflitti che hanno coinvolto direttamente o indirettamente l’Europa, influenzando la nostra sicurezza, l’economia oltre ad aver acceso e alimentato il dibattito politico. La Guerra in Iran, in Ucraina, quella a Gaza, mostrano come le donne siano costantemente oppresse da un sistema patriarcale e teocratico e vittime collaterali di una geopolitica violenta esercitata da potenze esterne.
La sofferenza delle madri che oggi piangono le loro figlie a Teheran o Minab ma anche quella delle donne israeliane dopo il massacro del festival musicale Supernova del 7 ottobre 2023, vicino al kibbutz di Re’im, ma anche quella delle madri palestinesi a causa delle politiche sioniste, ma anche quella delle donne ucraine, ma anche quella delle donne russe, dimostrano che le alleanze cambiano ma dietro ogni guerra, dietro ogni conflitto c’è il dolore delle donne e dei bambini, quel linguaggio universale che non conosce confini politici.
Celebrare l’8 marzo oggi significa andare oltre la ricorrenza, riconoscere che la libertà delle donne è minacciata dalla violenza e dai regimi repressivi, mettere al centro la figura umana della donna e la sua vulnerabilità negli scenari di guerra proprio come accadde a Betty e a sua figlia Mahtob Mahmoody.












