08 Dic Il ritorno di Sandokan, la tigre della Malesia
A distanza di quasi cinquant’anni la Rai ripropone l’epopea di Mompracem e del suo eroe senza tempo
Ancona, 8 dicembre 2025 – «La notte del 20 dicembre 1849 un uragano violentissimo imperversava sopra Mompracem, isola selvaggia, di fama sinistra, covo di formidabili pirati, situata nel mare della Malesia, a poche centinaia di miglia dalle coste occidentali del Borneo».
Se ci si è imbattuti da adolescenti, come è successo a chi scrive qui, in questo incipit folgorante, sa che per quanti altri libri potrà aver letto nel tempo a seguire nessuno gli avrà dato la stessa gioia de Le tigri di Mompracem di Emilio Salgari.
Pubblicato in volume per la prima volta nel 1900, dalle edizioni Donath di Genova, ma già uscito a puntate, come si usava ai tempi, nel quotidiano La Nuova Arena di Verona con il titolo La tigre della Malesia (nel 1883 e nel 1884), questo romanzo ha rappresentato parte fondante dell’educazione sentimentale di più generazioni. Darà poi seguito, senza che fosse inizialmente nelle intenzioni dell’autore, a un ciclo di undici libri straordinari e conosciuti, all’interno della sterminata produzione salgariana, come Ciclo indo-malese, con protagonista Sandokan, la Tigre della Malesia appunto.
Sandokan è di nobili origini, un principe del Borneo la cui famiglia è stata sterminata dagli inglesi. Al comando di una frotta di pirati, chiamati tigrotti per la loro risaputa ferocia, tutti provenienti dal sud-est asiatico e insediatisi nell’immaginaria isola di Mompracem, vuole liberare la sua terra dagli invasori europei. Ad affiancarlo nell’impresa c’è uno scaltro avventuriero portoghese, Yanez de Gomera, con il quale nascerà una amicizia fraterna. A lui si aggiungeranno in seguito Tremal-Naik e Kammamuri, protagonisti già di un altro stupendo romanzo di Salgari, I misteri della jungla nera. Giro Batol, Sambigliong, Patan e Ragno di mare sono invece, tra i tigrotti, i suoi fedelissimi, i suoi prodi.

Carole André e Kabir Bedi in Sandokan (1976) diretto da Sergio Sollima
Nel 1976 il regista Sergio Sollima trae dai libri di Salgari (due in particolare: Le tigri di Mompracem, I pirati della Malesia) la serie tv Sandokan. Con l’indiano Kabir Bedi perfetto nei panni dell’eroe salgariano e attori del calibro di Philippe Leroy, Yanez de Gomera e Adolfo Celi, Lord Brook, il nemico giurato, e poi la splendida Carole André a interpretare Marianna, la Perla di Labuan, di cui Sandokan, ricambiato, perdutamente si innamora.
Un successo forse senza precedenti, con oltre 27 milioni di telespettatori a puntata. La colonna sonora, dei leggendari fratelli Guido e Maurizio De Angelis, per settimane al primo posto nella classifica dei dischi più venduti. Seguirono poi, negli anni, ben altre tre serie tv, sempre interpretate da Kabir Bedi, ma decisamente dimenticabili se paragonate alla prima.

L’attore turco Can Yaman in Sandokan (2025)
Adesso la Rai, perennemente in crisi di ascolti, propone il remake di quella prima serie, la regia è di Jan Maria Michelini e di Nicola Abbatangelo. Andrà in onda per quattro lunedì di dicembre. La prima puntata, lunedì scorso. Nel ruolo di Sandokan l’attore turco Can Yaman, Yanez de Gomera, invece, è interpretato da Alessandro Preziosi.

L’attore Kabir Bedi in Sandokan (1976) diretto da Sergio Sollima
Si sono già scatenate le prime immancabili polemiche tra passatisti e non. Il paragone, inevitabile, con la serie del ’76 certamente rende l’impresa a dir poco ardua. La prima puntata, comunque, è stata un successo per la squinternata Rai di oggi: 5.755.000 spettatori e il 34% di share. «Il sospiro di sollievo di chi ha promosso l’operazione, e della Rai intera, si è sentito da lontano», ha ironizzato Antonio Dipollina su Repubblica il giorno dopo. Certo, nel caso di oggi si tratta di un kolossal. Tecnologia e effetti speciali («noi non li avevamo e non ne avevamo bisogno», ha detto Kabir Bedi in un’intervista), ma secondo tanti, alcuni anche molto autorevoli, il confronto con lo sceneggiato di Sollima non regge. Molto criticata, ad esempio, è stata la scelta degli attori protagonisti.
Aldo Grasso, sul Corriere della sera, a proposito di Can Yaman, ci è andato giù pesante: «(..) non si può scegliere un attore così impacciato, così poco espressivo (nonostante la bellezza instagrammabile), così inadatto al ruolo» e poi se l’è presa anche con l’interpretazione sopra le righe di Alessandro Preziosi («fa le faccine», ha scritto).

Le tigri di Mompracem di Emilio Salgari. Copertina di Alberto della Valle (1906)
In parte, noi concordiamo. Ma siamo altresì consapevoli che la comparazione con il 1976 è semplicemente impraticabile. Forse, alla fine, la constatazione più giusta l’ha fatta sempre Antonio Dipollina, che su Repubblica ha scritto: «(…) per una sera, e si suppone anche per le tre serate restanti, si è avuta l’impressione, come in un miraggio, che fosse davvero tornata la televisione». E sì, forse gli spettatori italiani, inconsapevolmente, non ne possono più di preti, di detective, di poliziotti, commissari o ispettori che siano, e di professori di filosofia.
Noi ci chiedevamo, invece, non potrebbe essere questa anche l’occasione per far appassionare i nostri giovani alla lettura di un autore, ormai finito un po’ nel dimenticatoio, come Emilio Salgari? Sarebbe, ne siamo certi, una esperienza irripetibile come lo fu, nei bei tempi andati, per noi boomers. L’immaginario avventuroso di questo scrittore è veramente senza tempo, transgenerazionale. Chi avesse la curiosità di farsi un giro sulle piattaforme di vendita online si troverebbe di fronte a ben 16 pagine e quasi 400 titoli, letteralmente per tutte le tasche. Solo l’imbarazzo della scelta, insomma.

Sandokan serie tv (2025)
Di Emilio Salgari, non per niente, si sono occupati in passato intellettuali come Mario Spagnol, Daniele Ponchiroli, Pietro Citati, Ernesto Ferrero, Claudio Magris e, più recentemente, anche Emanuele Trevi. Anche se la cosa più bella l’ha scritta Mino Milani, forse il più grande scrittore di libri d’avventura dopo Salgari: «Nemmeno per un momento Sandokan, Yanez e i tigrotti di Mompracem erano personaggi di carta o di qualche buon tempo andato: erano vivi mentre li leggevi, combattevano l’Inghilterra mentre tu andavi a scuola, percorrevano la giungla o gli immensi delta tropicali intanto che ti distendevi nel letto».
E già, perché in fondo non è anche per questo, nonostante tutte le perplessità e i paragoni, che aspettiamo arrivi stasera impazienti di vedere la seconda puntata?











