04 Giu Il Brodetto di Porto Recanati: storia, tradizione, orgoglio
Dal 7 al 14 giugno a Porto Recanati, la 27ª “Settimana del Brodetto” celebra sapori autentici, memoria marinara e l’unicità della sua più antica ricetta marchigiana
Porto Recanati, 4 giugno 2025 – Al via a Porto Recanati la 27esima edizione de La settimana del Brodetto. Una bella pensata dell’assessore Piscitelli e del compianto Guido Cittadini, allora responsabile dell’Ufficio Servizi Sociali e Turismo.
L’intento era quello di promuovere questo piatto tipico portorecanatese nato, in origine, come recupero del pesce che non si riusciva a vendere. L’Amministrazione Comunale insieme alla Pro Loco e all’Accademia del Brodetto hanno portato avanti l’idea di una volta, in maniera egregia fino a richiedere ed ottenere il riconoscimento del Brodetto di Porto Recanati come Denominazione Comunale di Origine De.Co.

Un bel traguardo che dà a questo piatto la meritata dimensione in un contesto gastronomico assai vasto. Il brodetto Portorecanatese si differenzia da quello sambenedettese, anconetano e fanese, per il suo colore giallo oro dato dalla presenza dello zafferano che oltre a conferire questa particolare identità cromatica, dona al piatto un gusto unico. Su come si debba preparare il piatto, ognuno ha in tasca una verità diversa da tutte le altre. C’è sempre un particolare, un dettaglio che fa la differenza.
Ci ha pensato l’Accademia del Brodetto, capitanata dal geometra Marco Pacella, a mettere a posto le cose definendo una magna charta con la ricetta finalmente ufficiale di questo piatto storico, disponibile sul loro sito. Checché se ne dica, questo risultato è frutto di una lunga ricerca che ha portato alla scoperta che quello di Porto Recanati è il brodetto più antico delle marche ed è stato realizzato per la prima volta da Giovanni Velluti, che nell’800, oltre a farlo degustare nel suo ristorante e chalet Il Grottino lo inscatolava e spediva in tutta Italia (fonte TOURING Club 1931).
Persino Petra Carsetti, professionista maceratese innamorata dell’enogastronomia se ne occupa in uno dei suoi interessantissimi libri e scrive: «possiamo considerarlo il più antico dei brodetti. Non me ne vogliano gli anconetani, ma quello di Porto Recanati viene ritenuto il più antico perché non prevede l’utilizzo del pomodoro e dunque questa esclusione certifica la sua vetustà. Probabilmente la ricetta è precedente alla scoperta di Colombo!»
Questo piatto, oltre ad evocare paradisiache sensazioni al gusto e all’olfatto, è custode di tanti ricordi e singolari racconti. Ne riportiamo alcuni, tratti da un libro inedito di Lino Palanca, storico ricercatore e profondo conoscitore della storia e cultura portorecanatesi. Pierpont Morgan, di passaggio al Porto, ne mangiò una porzione da lui giudicata così preziosa che si sentì quasi in dovere di una regalìa di tale consistenza da permettere ad un ristoratore del luogo di comprare un locale migliore per la sua attività.
Anche Mario Puccini, sotto le spoglie de Il Vagabondo, firmò un lungo articolo (Corriere Adriatico, anni ‘20/’30) in estasiata laude del brodetto del Porto.
Abbiamo il piacere di scrivere invece di un episodio esilarante che ogni portorecanatese doc si è sentito raccontare almeno una volta. Un giorno un simpatico romano autocelebrantesi come brodettaro provetto, ebbe la cattiva idea di andare all’attacco di zi’ Pietro Giri, detto Pitelli, che stava cucinando un brodetto nella sua casa di Castelnuovo. Gli girò un po’ intorno e poi cominciò a chiedere che cosa stesse mettendo nella pentola; ogni volta che zì’ Pietro rispondeva, lui, pronto: «Ah, ma io ci metto pure la tale spezia, il tale odore, e poi questo e poi quello ….»
Dopo un po’, zì’ Pietro gli batté una mano sulla spalla: «Bravo nepote, bravo. A la fine, però, sai cosa ce sarìa ‘ncora da fa’? – Cosa? – Pija un bel coperchio, mettelo su la cazzarola e po’ butta tutto da la fenestra!».
A ognuno il suo, insomma.
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