23 Mag Nuovo Mercato del Piano San Lazzaro, lavori fermi e operatori in allarme, si chiede chiarezza sui tempi
Confartigianato Ancona denuncia lo stallo del cantiere: oltre 50 attività coinvolte. Si chiede trasparenza e un cronoprogramma certo per la ripartenza
Ancona, 23 maggio 2025 – Il cantiere del nuovo Mercato del Piano San Lazzaro ad Ancona è fermo da settimane, una situazione che sta generando preoccupazione tra gli oltre 50 operatori coinvolti nel progetto e alimenta un clima di incertezza che coinvolge decine di famiglie.
Paolo Longhi e Luca Casagrande, Presidente e Responsabile territoriale di Confartigianato Ancona, esprimono una preoccupazione che va oltre il protrarsi delle tempistiche. «L’arresto improvviso dei lavori rischia di far slittare tutto il progetto, non solo del lotto 1. Inoltre, il contesto giornaliero in cui vivono e lavorano oggi gli operatori non risulta più adeguato e in grado di soddisfare gli standard minimi per garantire l’operatività».

da sx, Paolo Longhi e Luca Casagrande
Gli operatori dell’area mercatale, che rappresentano un indotto vitale per l’economia locale con un volume d’affari complessivo superiore ai 5 milioni di euro annui, vivono in uno stato di agitazione crescente. Tra di loro figurano 20 box di macelleria, panetteria, frutta e verdura e gastronomia, una decina di pescherie e altrettante aziende agricole. A questi operatori e alle loro famiglie si aggiungono tutti gli ambulanti dell’area esterna.
«Il vecchio mercato del Piano versa in condizioni critiche a causa dell’usura dettata dal tempo e alla mancanza di manutenzione, manutenzione rimandata proprio in previsione della nuova struttura».
«La comprensione per le parole dell’assessore Tombolini, pur apprezzate dagli operatori, non basta a riportare la tranquillità. La sospensione dei lavori blocca non solo il futuro, ma rende insostenibile anche il presente. Molti operatori hanno già effettuato ingenti investimenti in vista del trasferimento nella nuova struttura che ora rischiano di rimanere bloccati o, peggio, di perdere di valore».
«È opportuno – concludono Longhi e Casagrande – che venga fatta chiarezza sui motivi dell’interruzione e serve un cronoprogramma certo per la ripresa dei lavori per scongiurare ricadute pesanti, sia economiche che sociali, su un settore chiave della città».











