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La fotografia di Oliviero Toscani che immortala la vita

Oggi il cessate il fuoco a Gaza, uno scatto del fotografo ricorda il possibile dialogo tra israeliani e palestinesi

Ancona, 19 gennaio 2025 – Il fotografo Oliviero Toscani è morto a Cecina qualche giorno fa dopo una lunga malattia incurabile. L’accordo tra Israele e Hamas, per una tregua a Gaza, è stato firmato a Doha nella notte tra il 16 e il 17 gennaio, a cui ha fatto seguito l’approvazione del Gabinetto di sicurezza guidato da Benjamin Netanyahu e l’arrivo della convalida dell’intesa da parte del governo israeliano, in discussione fino a tarda notte di venerdì, nonostante la rabbia di quella parte dell’ultradestra contraria a ogni compromesso sin dall’inizio.

Lo stop alle armi è previsto per oggi, domenica 19 gennaio, dalle ore 8.30 (7.30 ora italiana) se tutto andrà come previsto. Alla fine delle ostilità seguirà lo scambio tra ostaggi e prigionieri che dovrebbe iniziare alle ore 16.

Oliviero Toscani avrebbe sicuramente ricordato il suo storico ritratto dei due uomini, uno con la kippah, che si guardano e si sorridono in Reportage in Israele e Palestina, del 2007 e noi lo facciamo con lui.

Toscani era un underground, un disobbediente civile che andava al di là degli schemi e delle convenzioni, capace attraverso le sue immagini di scuotere gli animi e le coscienze.

Sue le memorabili fotografie di tante campagne pubblicitarie. Diceva che era proprio la fotografia l’arte contemporanea che più di ogni altra era in grado di immortalare la vita.

Toscani con la sua fotocamera, nella sua lunga carriera iniziata a soli 14 anni con una sua prima foto sul Corriere della Sera (figlio d’arte, suo padre era Fedele Toscani, primo fotoreporter del giornale), ha “afferrato” molti dei passaggi importanti della storia dell’umanità rendendoli eterni.

da sx, Oliviero Toscani e Andy Warhol

L’immortalità è una trasformazione, un passaggio e la potenza della fotografia più di ogni altra arte espressiva può rendere tale momento incancellabile.

Henri Cartier-Bresson diceva che la fotografia può raggiungere l’eternità attraverso il momento. Un istante che può far parte del passato, del presente ma anche del futuro.

Nel suo libro Caro Avedon, la fotografia in 25 lettere ai grandi maestri (in riferimento al grande fotografo americano Richard Avedon), edito nel 2020 da Solferino, Toscani torna sul concetto dell’immortalità della fotografia e scrive che vita e morte vanno d’amore e d’accordo e sono compagni di viaggio e di ventura inseparabili. Nessuno dei due esiste senza l’altro. Per diventare grandi fotografi occorre prenderli in considerazione entrambi.

Diceva che documentare le vicende umane per consegnarle alla storia di famiglia, ha una valenza sociale soprattutto nel caso di momenti importanti della vita come il matrimonio e che in ogni caso, quando il matrimonio c’è, la fotografia che lo immortala ha quasi più valore del certificato firmato da sposi e testimoni.

Oliviero Toscani

Raccontava che la vita e la morte sono temi fondamentali di tutto, passando dall’arte alla cultura, dalla pace alla guerra, dalla speranza alla delusione, dall’amore al sesso e dal dolore alla felicità ma che invece della morte non se ne parla mai e questa non può essere fotografata se non nella sua espressione di spegnimento della vita.

Nell’ultima intervista al Corriere della Sera, alla domanda: Ha paura di morire? aveva risposto: «No, non ho paura. Basta che non faccia male. E poi ho vissuto troppo e troppo bene, sono viziatissimo. Non ho mai avuto un padrone, uno stipendio, sono sempre stato libero». Non gli interessava vivere in quelle condizioni, dopo la malattia, con quel corpo che lo teneva imprigionato e non escludeva di chiamare il suo amico Cappato, dell’Associazione Luca Coscioni, che conosceva da quando era ragazzo: «Ogni tanto mi vien voglia. Gliel’ho detto già una volta e lui mi ha chiesto se sono scemo»

L’immortalità è un concetto che va oltre la vita e la famiglia Toscani credo lo condivida; il 13 gennaio, nel dare la notizia parla dell’amatissimo Oliviero che li ha lasciati ma che ha intrapreso il suo prossimo viaggio.

La parola fotografia ha origine da due parole greche foto (dal greco φῶς, -φωτός, fos luce) e grafia (dal greco γραϕία, grafè disegno) che significa “Disegnare con la luce”.

A rendere immortale un’emozione della vita sarà sempre il disegno con la luce di un grande fotografo.

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