Pmg Italia consegna alla A.s.s.o. un mezzo per trasporto disabili ed anziani

«La civiltà di un popolo si misura da come si trattano i disabili e gli anziani», ha ricordato il Presidente Giacco nel suo intervento

Osimo, 21 ottobre 2018 – Un Fiat Doblò, completamente attrezzato per il trasporto dei disabili e degli anziani, da oggi in comodato d’uso gratuito all’Azienda Speciale Servizi Osimo (A.s.s.o.).

Una iniziativa della Pmg Italia Spa che è riuscita ad acquistare il nuovo mezzo grazie al supporto economico di numerose aziende del territorio osimano che hanno aderito al progetto. La cerimonia di consegna è avvenuta ieri mattina in Piazza Boccolino alla presenza, fra gli altri, della Giunta comunale, di Luigi Giacco (Presidente Asso), di Franco Natalucci (Dg Asso), di Virgilio Mortini (Pmg Italia Spa), e degli imprenditori che hanno aderito.

La cerimonia è proseguita all’interno della Sala Maggiore del Palazzo comunale per la consegna degli attestati di ringraziamento a tutto coloro che hanno partecipato all’acquisto del nuovo mezzo.

Osimo – La cerimonia di consegna alla Asso, in Piazza Boccolino, del nuovo mezzo per il trasporto disabili e anziani

Nell’occasione  – a titolo personale e a nome della città di Osimo  – il sindaco Simone Pugnaloni ha avuto modo di esprimere agli imprenditori sincera gratitudine e stima  per la sensibilità dimostrata verso il territorio dove operano, in particolar modo verso un  settore assai delicato come quello del sociale:

«La civiltà di un popolo si misura da come si trattano i disabili e gli anziani», ha ricordato il Presidente Giacco nel suo intervento, evidenziando un sentito ringraziamento a nome della Asso per il nuovo mezzo che da oggi andrà ad arricchire l’offerta dei servizi sociali dedicati alle fasce più deboli della popolazione.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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