L’Avis di Osimo compie 88 anni

Domenica 23 settembre giornata di festa per la sezione con Santa Messa, corteo cittadino, premiazioni e pranzo conviviale

Osimo, 5 settembre 2018 – L’Avis Osimo festeggia l’88esimo dalla fondazione. Un momento importante di vita associativa, che anticipa le celebrazioni dei 90 anni di vita in programma tra due anni, perché la sezione osimana è stata la quarta in Italia dopo Milano, Ancona e Torino.

Osimo – Foto di gruppo con Labari per la festa dell’85esimo dalla fondazione per l’Avis Osimo (foto d’archivio)

Un traguardo notevole raggiunto grazie a tutti coloro che hanno portato avanti l’attività del “pioniere” Gualfardo Tonnini, al quale va il riconoscimento di aver compreso l’importanza che la pratica della trasfusione di sangue avrebbe assunto nell’esercizio della medicina. Riuscendo a contagiare con il suo entusiasmo un piccolo gruppo di persone che divennero donatori costituendo, nel lontano 1930, un’associazione di volontari.

Molto ricco il programma della giornata domenica 23 settembre:

  • alle ore 8.00 ritrovo delle consorelle presso il Chiostro di San Francesco;
  • alle ore 9.00 celebrazione della Santa Messa nella Basilica di San Giuseppe da Copertino;
  • al termine della funzione religiosa, partenza del corteo per le vie cittadine con la deposizione della corona presso il Cippo del Donatore a Piazza Nuova;
  • alle ore 11.15, al Teatro La Nuova Fenice, premiazione dei donatori benemeriti e degli studenti meritevoli per il concorso “Diplomati e Laureati con Avis”, il concorso rivolto ai donatori e ai figli di donatori meritevoli nell’anno scolastico 2017/2018 e accademico 2016/2017, alla presenza delle autorità avisine e cittadine, condotto da Marco V. Frontalini.

Quest’anno sono diversi i donatori che riceveranno le benemerenze: oltre 60 diplomi di benvenuto, per i nuovi donatori; 37 benemerenze in rame, dopo 3 anni di iscrizione all’Avis e la effettuazione di almeno 6 donazioni oppure al compimento di 8 donazioni, 44 benemerenze in argento, dopo 5 anni di iscrizione all’Avis e l’effettuazione di almeno 12 donazioni oppure al compimento di 16 donazioni; 35 benemerenze argento dorato, dopo 10 anni di iscrizione all’Avis e l’effettuazione di almeno 24 donazioni oppure al compimento di 36 donazioni; 11 benemerenze in oro, dopo 20 anni di iscrizione all’Avis e l’effettuazione di almeno 40 donazioni oppure al compimento di 50 donazioni; 7 benemerenze oro con rubino, dopo 30 anni di iscrizione all’Avis e l’effettuazione di almeno 60 donazioni oppure al compimento di 75 donazioni; 3 benemerenze oro con smeraldo, dopo 40 anni di iscrizione all’Avis e l’effettuazione di almeno 80 donazioni oppure al compimento di 100 donazioni.

Seguirà, alle 13.30 circa il momento conviviale presso il Ristorante Villa Verdefiore di Appignano (MC). Le adesioni al pranzo vanno date presso la sede dalle ore 17.30 alle ore 19.30 dal lunedì al venerdì entro e non oltre il 14 settembre.

 

redazionale


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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