Chiaravalle – Dona Un Metro di Campo per i bambini di Muccia

Una raccolta fondi mirata alla costruzione di un campo da calcetto, uno di beach volley e uno di pallacanestro per bambini e adulti che hanno perso tutto sotto le macerie del terremoto

Chiaravalle, 19 luglio 2018 – Parte da Chiaravalle, nella persona di Ornella Giaconi, una raccolta fondi mirata alla realizzazione a Muccia, Comune terremotato, di un campetto di calcetto, uno di pallacanestro e uno di beach volley. Con tutti gli annessi e connessi: quadri elettrici, attrezzature, impianti vari.

Perché non è giusto che chi ha perso tutto non debba riaverlo. Perché anche i bambini di Muccia, ma pure gli adulti, hanno diritto a sognare, a fare sport, a divertirsi!

L’idea, partita da Andrea Di Franco, ha subito preso piede. Il sindaco di Muccia Baroni ha messo a disposizione l’area, e intorno al progetto è partita la solidarietà: l’associazione la Terra Trema il Cuore No onlus se ne è fatta promotrice e capofila; l’Asd Muccia, una serie di aziende e artigiani subito disposti a dargli concretezza. Ma occorrono i denari.

Occorre una raccolta fondi. Si pensa al cuore generoso della gente, di chi certe disgrazie non le ha dovute subire. Si apre una pagina Facebook: Dona Un Metro di Campo; perché occorrono otto euro per la realizzazione di un metro di campo da gioco.

Ornella Giaconi è perentoria: «Garantita la trasparenza. Ogni donazione verrà registrata su un libro prima nota, e pubblicata periodicamente sulla pagina Facebook. Tutto nero su bianco, come abbiamo sempre fatto».

Come donare? Con un bonifico da inviare a: Comitato la terra trema il cuore no,

Iban: IT11F0359901899089048508739; la causale mettetela voi, insieme al vostro cuore!

 


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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