Progetto “1 Pacchetto Alimentare x Tutti 2020”

Promosso dall’associazione “Messaggeri del Tempo” e rivolto ai residenti nei Comuni di Montelupone, Recanati, Loreto, Macerata, Potenza Picena, Porto Recanati e limitrofi

Loreto, 2 marzo 2020 – Pubblicato l’avviso per l’individuazione dei beneficiari del progetto “1 Pacchetto Alimentare x Tutti 2020”, finalizzato all’erogazione di aiuti alimentari e non solo rivolto ai singoli e alle famiglie con difficoltà socio-economiche che presentino apposita domanda.

L’art. 1 definisce l’obiettivo dell’iniziativa, promossa dall’associazione Messaggeri del Tempo di Contrada Moglie a Montelupone:

Il progetto nasce per rispondere ad un bisogno esistente delle famiglie residenti nei Comuni di Montelupone, Recanati, Loreto, Macerata, Potenza Picena, Porto Recanati e limitrofi che si trovano in uno stato di difficoltà economica e non riescono a far fronte alle spese alimentari, di prima necessità vivendo in stati prossimi alla povertà.

Il nostro impegno principale sarà quello di fronteggiare la situazione dando sostegno e risposte immediate, garantendo un pacchetto alimentare settimanale sempre il più vario e completo possibile in proporzione alle eccedenze alimentari che quotidianamente e con notevole sforzo riusciamo a recuperare sia sul piano locale che su quello nazionale. Il progetto vuole ampliare la rete di prodotti incrementando la quantità e la qualità dei beni di prima necessità (non solo alimentari) attraverso un’analisi accurata del fabbisogno dei beneficiari con la ricerca di prodotti specifici per le persone con intolleranze alimentari o esigenze particolari”.

Tutti i dettagli ed il modulo per la domanda sono reperibili sul sito ufficiale dei Comuni aderenti all’iniziativa. Per info: Associazione Onlus “Messaggeri del Tempo” Contrada Moglie, 2 – 62010 Montelupone tel. 347.8627999

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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