Presidente Pro Loco e direttivo in chiara difficoltà

Polemiche e tensioni per i rinnovi delle cariche. Lo denuncia in una nota il capogruppo di Operazione Futuro Lorenzo Rabini

Camerano, 14 novembre 2018 – Sembra spirare burrasca per la nomina del nuovo presidente della Pro Loco e dei suoi vertici direttivi. Sul tema piuttosto spinoso e di estremo interesse, interviene il capogruppo di Operazione Futuro, Lorenzo Rabini.

«Avverto un clima di tensione e  di polemica attorno al rinnovo dei vertici della Pro Loco Carlo Maratti – esordisce Rabini in un comunicato – e questo non è certo un fatto secondario rispetto alla vita della nostra comunità locale. Dal marzo 2017 la Pro loco è anche il concessionario della gestione dei servizi turistico-culturali del Comune, avendo partecipato e vinto quale unico soggetto proponente il bando che era stato indetto dalla Stazione Unica Appaltante della Provincia di Fermo nel settembre 2016».

«Ricordo – continua Rabini – che proprio per effetto di quell’aggiudicazione, la Pro Loco ha avuto in carico per due anni con eventuale rinnovo per un ulteriore anno, la gestione di servizi molto importanti per la nostra cittadina. Rammento la gestione del servizio accoglienza ed informazioni dell’Ufficio Iat, la gestione del servizio di visite guidate alle Grotte del centro storico e alla sede municipale, la gestione del servizio di visite ai locali ex Imperia, l’apertura della Chiesa di San Francesco dalla quale è possibile accedere al campanile, la gestione del Centro Culturale Baden Powell e la sala lettura e biblioteca dello stesso Centro. Insomma, una vasta e articolata gestione dei servizi turistico-culturali, senza dimenticare l’affidamento che di solito il Comune fa alla Pro Loco della rinomata Festa del Rosso Conero».

A leggere l’elenco stilato dal consigliere, si evince che questa associazione ha praticamente in mano la gestione di ogni evento importante organizzato in città, con l’esclusione della sola Festa del Patrono. Una responsabilità ed un onere per nulla trasparente dal momento che, nonostante varie richieste pervenute da più parti – soci compresi – la stessa non ha mai reso pubblico il proprio bilancio.

Lorenzo Rabini, capogruppo e consigliere di Operazione Futuro a Camerano

Un motivo in più per far preoccupare il consigliere Rabini che conclude: «In linea teorica non ci dovrebbero essere problemi particolari nell’ambito di questa associazione, e invece sembrano esserci forti malumori attorno alla Pro Loco, incertezze disarmanti sul futuro stesso dei vertici e della conduzione. Che fine farà l’esposizione delle fisarmoniche? Quali rapporti sono intercorsi fra Comune e Pro Loco per l’esecuzione ed il pagamento delle opere strutturali fatte nell’ex Imperia?»

Tutto ciò, ovviamente, sarà materia della prossima interrogazione che Rabini presenterà alla Maggioranza, dove chiederà appositi chiarimenti e conto dei rapporti intercorsi fra le parti. Chissà, forse in sede di Consiglio comunale potrebbe saltar fuori anche quel benedetto bilancio che mai nessuno ha avuto il piacere di consultare.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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