Strada di bordo, Ginnetti: «Alle parole devono seguire i fatti»

Mentre Pugnaloni pubblicizza i lavori di manutenzione stradale a Campocavallo, il capogruppo di Progetto Osimo Futura chiede certezze su tempi e modalità per la realizzazione dei vari tratti del percorso a nord della strada di bordo

Osimo, 23 novembre 2020 – Contestualmente agli annunci di questa mattina del sindaco Pugnaloni in merito alle manutenzioni stradali in atto comparsi sulla sua pagina Facebook: “La manutenzione delle strade è importante. Ad Osimo territorio molto esteso, 263 km di strade. A noi il compito di mettere in sicurezza strade principali e secondarie. Oggi, a Campocavallo, iniziati i lavori in Via Settefinestre”, scrive il primo cittadino; Progetto Osimo Futura s’interroga sulla strada di bordo.

Osimo – Inizio lavori di manutenzione in Via Settefinestre a Campocavallo

«Negli ultimi giorni abbiamo saputo dell’imminente inizio dei lavori per la prima parte della strada di bordo, nel tratto che va dal McNeil fino a Via di Jesi. Inoltre, entro il 2023, la Provincia realizzerà la bretella tra Via Molino Basso e Via San Domenico a Padiglione. Sicuramente sono buone notizie, ma alle parole devono seguire al più presto i fatti – dichiara Achille Ginnetti, consigliere comunale di Progetto Osimo Futura – Ribadiamo che siamo favorevoli all’ipotesi del percorso a nord della strada di bordo, ma il tempo passa e siamo quasi al punto di partenza. Nonostante i continui proclami dell’amministrazione Pugnaloni nulla si sta muovendo per il progetto del percorso fino a Via Chiaravallese e da lì fino a Via d’Ancona, all’altezza di Accorroni.

Ricordiamo – continua Ginnetti – che per il segmento finora realizzato (da Via di Jesi alla rotatoria delle Coccinelle) e quello di prossima costruzione (dal McNeil a Via di Jesi), l’Amministrazione comunale si è avvalsa del progetto della variante a sud approvato durante il governo delle Liste civiche».

Progetto Osimo Futura propone di coinvolgere i cittadini con incontri per condividere le soluzioni di alcune criticità del percorso da progettare, come ad esempio l’impatto ambientale e il modo in cui si intende scavallare Via Chiaravallese, se a raso o con la costruzione di una galleria. Infine, conclude il consigliere Ginnetti: «non sappiamo nemmeno quando verranno avviati i lavori del tratto compreso tra Via Ancona e Via Sbrozzola, finanziato dal 2018 con i fondi Cipe (Comitato Interministeriale per la programmazione economica) grazie al progetto preliminare risalente ai primi anni duemila».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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