In arrivo 400mila euro per la manutenzione straordinaria delle strade

I primi lavori, a detta del sindaco Pugnaloni, potranno partire già a settembre

Osimo, 10 giugno 2020 – «Nella delicata situazione del bilancio attuale – spiega Michele Feliciani, capogruppo di Energia Nuova – con carenze di liquidità e tante opere da fare, si temeva fosse impossibile portare avanti l’importantissimo piano asfalti che avrebbe rimesso a nuovo le strade che necessitano di manutenzione. La buona notizia invece è che sono in arrivo 400.000 euro per la manutenzione straordinaria delle strade».

Una bella notizia davvero per gli osimani che da anni lamentano un’incuria al limite dell’inaccettabile per molte arterie cittadine sia del centro sia delle periferie. Un obiettivo raggiunto: «grazie all’impegno dell’assessore ai Lavori pubblici Flavio Cardinali – conclude Feliciani – che permetterà l’apertura di almeno tre cantieri cruciali nel territorio osimano».

Già nel 2020, a detta del capogruppo, partiranno i lavori nelle strade ritenute prioritarie dopo i sopralluoghi effettuati, dedicando il budget ai tratti più bisognosi di manutenzione. Strade come Via Montegalluccio, che da San Biagio sale a Santo Stefano, oppure la zona tra le Vie Adige e Ticino a Padiglione sono quelle che hanno mostrato le carenze maggiori.

Di rilevo anche l’incrocio tra Via Colombo e Via Tiziano, oltre a Via Fontemurata. Le vie monitorate comunque non si concludono qui, e riguardano anche altre frazioni.

Come spiegato dal sindaco Simone Pugnaloni, dopo la variazione al bilancio in Consiglio comunale, l’obiettivo è quello di dare il via libera alle ditte per l’inizio lavori già a settembre, con le tempistiche che terranno conto dell’entità dei singoli interventi.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Democrazia pura, una pratica fuori moda

Da lunedì 24 gennaio il via all’elezione del Presidente della Repubblica


Camerano, 23 gennaio 2021 – Oggi è domenica 23 gennaio, giorno di festa e di riposo. Non per tutti, ovviamente, men che meno per i Deputati (630), i Senatori (315), i Rappresentanti delle Regioni (58 Grandi elettori)) e i Senatori a vita (6), convenuti a Roma per eleggere il prossimo Presidente della Repubblica. Un totale di 1.009 elettori che a partire dalle ore 15 di domani, lunedì 24 gennaio, daranno il via al primo scrutinio per trovare il sostituto del presidente Sergio Mattarella (foto) giunto a fine settennato.

E siccome i partiti politici non sono stati in grado di esprimere ufficialmente un proprio candidato – Silvio Berlusconi ha sciolto la riserva e ha detto no alla sua candidatura per il centrodestra – oggi che è domenica a Roma si lavora per decidere cosa fare domani in seno al Parlamento riunito per l’occasione in sede comune. Per la Regione Marche i tre rappresentanti designati a far parte dei Grandi elettori sono: Francesco Acquaroli (Fdi) presidente della Giunta regionale (scelto con 12 voti); Dino Latini (Udc) presidente del Consiglio regionale (9 voti); Maurizio Mangialardi (Pd) capogruppo in minoranza (8 voti).

Come funziona l’elezione del Presidente della Repubblica? Nei primi tre scrutini è richiesta la maggioranza di due terzi dell’assemblea, pari a 673 voti; dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta, pari a 505 voti. Da questi numeri si evince che nessuno schieramento politico a sinistra, a destra o al centro ha i numeri sufficienti ad eleggersi un proprio candidato. Almeno, non ai primi tre scrutini. Forse sarà possibile dal quarto, ma occorrerà comunque mettere in piedi accordi per arrivare ai 505 voti necessari. Ed è per questi accordi, per trovare una convergenza sul nome di un papabile che oggi a Roma 1.009 politici sono in fibrillazione.

Stiamo parlando della massima carica dello Stato, una figura irreprensibile, incorruttibile, garante dei partiti e delle istituzioni, in grado di rappresentare al meglio la nostra Costituzione e l’Italia intera dentro e fuori i confini nazionali. Il fatto che nessun partito sia stato in grado di fare un nome con simili caratteristiche la dice lunga su come sono messi. I partiti politici, ovviamente, mica gli italiani che, a mio avviso, di uomini con tali caratteristiche ne esprimono diversi e in svariati campi.

Al di là di tutte le menate e le manfrine partitiche la volontà di imporre un proprio uomo che possa pendere a loro favore, e avvantaggiarli nelle scelte future, è il vero motivo che ha indotto i singoli leader politici a non fare un nome in questa fase. Complicando non poco una elezione già complicata di per sé. Giochi di potere ormai stantii tutti italiani che non si ha il coraggio di cambiare.

Sarebbe tutto molto più semplice se riuscissimo a svecchiare anche questa elezione. Come? Magari, così. Ogni partito, o schieramento politico che sia, un mese prima dell’elezione presenta il suo candidato ufficiale. Parlamento e Grandi elettori si riuniscono e votano: chi riceve più voti, anche solo uno più di un altro, diventa Presidente della Repubblica. Facile, no? Ma questa sarebbe Democrazia pura, una pratica che oggi non coniuga quasi più nessuno.

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