Automobilisti osimani, occhio ai ciclisti!

Il Comune ha installato una cartellonistica in venticinque punti della città. Sabato 30 ottobre inaugurazione simbolica con Marco Scarponi

Osimo, 28 ottobre 2021 – Il Comune, in accordo con il Circolo Senza Testa – Veloclub 5 Torri ha istallato la nuova cartellonistica stradale “Solo un metro” per sollecitare l’attenzione da parte degli automobilisti nei confronti dei ciclisti che transitano lungo le strade osimane.

L’iniziativa è stata realizzata grazie ad un contributo di 5.000 euro da parte di Astea Energia, rientrante nel plafond a disposizione del Comune.

La nuova segnaletica stradale è stata installata in 25 punti considerati strategici e di alto flusso viario. I primi due al Cippo della Battaglia a Casenuove, sia in uscita sia in entrata della frazione versante Santa Maria Nuova; uno in Via Jesi tra Campocavallo e Padiglione; due in Via Flaminia II (entrambi i sensi di marcia) a San Sabino zona Mait; due in Via Chiaravallese a San Paterniano al confine con Polverigi; due in Via Flaminia I scendendo verso Osimo Stazione; due in via Montefanese dopo la Porta del Vento; due in Via Ancona salendo da San Biagio a Osimo vicino all’area di servizio Esso; due in Via Montefanese al confine tra Passatempo e Montefano; due in Via Jesi tra Campocavallo e Cerretano; due in Via Ancona all’entrata di San Biagio vicino all’incrocio con Via Montegalluccio; due in Via Ancona all’Aspio; due lungo la statale 16 al confine tra Osimo Stazione e Monte Camillone.

Con lo stesso contributo, il Veloclub 5 Torri ha acquistato delle t-shirt con il logo della città per promuovere Osimo durante le proprie iniziative sportive e, inoltre, verranno organizzati incontri con le autoscuole per sensibilizzare istruttori e nuovi patentati sul delicato tema della tutela in strada dei ciclisti.

Per celebrare l’installazione della nuova cartellonistica è stata organizzata per sabato 30 ottobre una giornata con inaugurazione simbolica della nuova segnaletica al Cippo della Resistenza e ritrovo dei ciclisti, che poi proseguiranno verso il centro storico raggiungendo la Basilica di San Giuseppe con la partecipazione di Marco Scarponi, fratello dell’indimenticato Michele Scarponi la cui Fondazione si batte per la salvaguardia in strada dei ciclisti.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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