Ancona – L’incompiuta del ponte di Via Saline

Giorgio Giorgetti, Confapi, dice basta: “Ci siamo rivolti alla Iene”

Ancona – «Se gli autori della trasmissione “Le Iene” accoglieranno il nostro invito e verranno ad Ancona per occuparsi dell’incompiuta del ponte di Via Saline, forse arriveremo finalmente ad ottenere il completamento dei lavori».

Ancona – Giorgio Giorgetti.

A dirlo è Giorgio Giorgetti, presidente di Confapi Ancona e Confapi Marche che, a distanza di due anni dall’avvio dei lavori per il rifacimento del ponte di Via Saline, denuncia quanto questi siano tristemente lontani dall’essere conclusi.

Una denuncia che Confapi mette in evidenza nell’interesse non solo dei propri imprenditori associati, le cui attività insistono nella zona, ma anche in quello dei cittadini che vi abitano o che vorrebbero utilizzare quella viabilità che collega la parte nord-ovest di Ancona alla città.

I lavori si sarebbero dovuti concludere entro lo scorso giugno.

Ancona – Il cantiere per il rifacimento del ponte di Via Saline, nonostante i forti ritardi, è nuovamente bloccato

«Non più tardi di tre mesi fa, a lavori nuovamente fermi – spiega Giorgetti – avevamo inviato una lettera al sindaco di Ancona Valeria Mancinelli e all’assessore ai Lavori Pubblici Paolo Manarini chiedendo se occorresse ricorrere ad azioni eclatanti per giungere finalmente ad una soluzione.

Non avendo ricevuto alcuna risposta ufficiale dall’amministrazione comunale, ma avendo appurato che i lavori erano ripresi, abbiamo desistito dai nostri propositi per metterli in atto invece nei giorni scorsi ad un nuovo ingiustificato stop, e senza avere certezza né della ripresa dei lavori né sui tempi per il loro completamento».

Confapi, dall’assenza di risposte da parte dell’Amministrazione, ha ricavato la netta sensazione di non essere considerata e che la questione ponte di Via Saline fosse decisamente trascurata. Da qui, l’invito alla trasmissione delle Iene di venire ad Ancona per denunciare pubblicamente l’inerzia.

«Noi non desisteremo – conclude Giorgetti – e insisteremo fin quando non sarà restituito alla città quel tratto, evidentemente periferico, della sua viabilità ma che è pur sempre una parte della nostra città».

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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