Laurea Honoris Causa in Economia e Management ad Andrea Della Valle

L’A.D. della Tod’s ha tenuto la Lectio Magistralis dal titolo "Una storia imprenditoriale ed umana per la valorizzazione di un Territorio"

Ancona, 22 giugno 2022 – Si è tenuta oggi la cerimonia di conferimento della laurea Honoris Causa in Economia e Management ad Andrea Della Valle presso la Facoltà Di Economia “G. Fuà” dell’Università Politecnica delle Marche.

Dopo la prolusione del prof. Gian Luca Gregori, Rettore Università Politecnica delle Marche, hanno letto la motivazione il prof. Stefano Staffolani preside della Facoltà di Economia “G. Fuà” e la prof.ssa Federica Pascucci vicedirettrice del Dipartimento di Management. L’elogio del Candidato è stato curato dal prof. Stefano Marasca, ordinario di Economia Aziendale.

Andrea Della Valle, a sx, tiene la Lectio Magistralis presso la Facoltà Di Economia “G. Fuà” dell’Università Politecnica delle Marche

Ad Andrea Della Valle, amministratore delegato della Tod’s Spa, è stata conferita la Laurea Honoris Causa per essersi distinto per il successo durevole e sostenibile dell’azienda, per la capacità di creare e diffondere valore nell’ambito del territorio regionale, e per le operazioni sul piano sociale e della solidarietà che il gruppo realizza.

In particolare, l’imprenditore ha dimostrato attenzione e cura nei confronti del territorio regionale, pur essendo alla guida di un global player che opera con un orizzonte internazionale e che si trova frequentemente a valutare l’opportunità di delocalizzare, così come a scegliere tra molte iniziative a forte impatto sociale in diverse parti del mondo.

Dopo la proclamazione Andrea Della Valle ha tenuto la Lectio Magistralis dal titolo: Una storia imprenditoriale ed umana per la valorizzazione di un Territorio.

«Nei prossimi anni – afferma il Rettore Gian Luca Gregori – si attende un’evoluzione del sistema economico e normativo nell’ottica dello sviluppo sostenibile. Il superamento delle sfide emergenti richiede manager lungimiranti che siano sponsor e leader nel processo di cambiamento organizzativo e culturale. In tal senso l’esempio di Tod’s mostra la capacità di incidere positivamente sul territorio dal punto di vista sociale ed economico».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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