Ancona – I primi laureati abilitati della Facoltà di Medicina e Chirurgia

Sono 92 le Dottoresse e i Dottori che hanno ottenuto la Laurea abilitante all’Università Politecnica delle Marche e che dalla prima settimana di luglio entreranno a pieno titolo nel mondo lavorativo

Ancona, 4 luglio 2020 – Sono 92 le Dottoresse e i Dottori, i primi della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche, ad avere ottenuto la Laurea abilitante. Si sono laureati lo scorso lunedì e martedì e sono medici già abilitati, una risposta alle esigenze del Paese in questo difficile momento. Dalla prima settimana di luglio entreranno a pieno titolo nel mondo lavorativo cimentandosi nella cura e nella presa in carico di quei pazienti che, fino ad oggi, sono stati per loro soltanto pazienti virtuali.

Ancona – Quattro dei 92 Dottori neolaurendi

Si è arrivati alla fine di questo percorso non solo rispettando le disposizioni dettate dal DM n. 58 del 9 maggio 2018 che, seppur innovando il Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, si era limitato ad inserire il tirocinio pratico valutativo all’interno del percorso formativo, abbreviando quindi il periodo necessario all’ottenimento dell’abilitazione.

La Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’UNIVPM è riuscita ad andare oltre e, nonostante l’impossibilità dettata dal Covid-19 di frequentare le corsie d’ospedale, nel rispetto delle normative ministeriali emanate nelle diverse fasi emergenziali, ha convertito in “virtuale” anche l’attività professionalizzante. Questo percorso, oltre a garantire il conseguimento del titolo abilitante agli studenti che si sono laureati il 22 e 23 giugno ha inoltre permesso a tutti i laureati della prima sessione dell’esame di Stato, i cosiddetti “Dottori in sala d’attesa”, lo svolgimento dell’intero percorso di tirocinio previsto dal DM 445/2001 e l’acquisizione della abilitazione alla professione.

Ancona – da sx: il Rettore Gian Luca Gregori stringe la mano all’ex Rettore Sauro Longhi

«Siamo convinti che continuerete con passione il percorso intrapreso, come avete fatto durante la vostra carriera di studenti, con sacrifici ma anche con tante soddisfazioni, accanto alle persone soprattutto quelle più fragili – ha affermato il Rettore Prof. Gian Luca Gregori – Vi auguriamo di proseguire la professione medica con la stessa passione che avete dimostrato durante il percorso universitario e di raggiungere i traguardi prefissati».

Gli studenti si sono cimentati in attività interattive di casi clinici e sperimentando modalità di role playing, hanno poi dimostrato una sempre maggiore partecipazione propositiva ai momenti di discussione, analisi e soluzione dei diversi casi clinici presentati e notevole interesse alle esperienze vissute dai docenti che si sono succeduti negli incontri sulle piattaforme e-learning messe a disposizione dall’Ateneo.

Ancona – Il Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Univpm, Marcello Mario D’errico

«Certamente l’attività a distanza non potrà mai sostituire l’empatia che si crea tra medico e paziente quando uno sguardo, una parola tranquillizzante, un sorriso diventa cura – ha sottolineato il Preside Prof. Marcello Mario D’ErricoMa, poiché come citato anche nel Discorso agli studenti di Patch Adams (Se si cura una malattia si vince o si perde ma se si cura una persona si vince qualunque esito abbia la malattia), nello spirito di sentirci partecipi delle esigenze del sistema sanitario e forti della disponibilità sempre dimostrata dalle tante persone che, nei diversi ambiti, collaborano con noi, abbiamo voluto garantire ai nostri ragazzi quello che sarà il loro futuro e cioè di diventare medici consapevoli che ogni difficoltà può essere vinta».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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