Il Frecciabianca Lecce-Milano ferma a Civitanova Marche

La prima volta lunedì 18 settembre: data storica. Due nuove soste anche a San Benedetto del Tronto

Civitanova Marche – Buone notizie sul fronte collegamenti ferroviari. Da lunedì prossimo, 18 settembre, il Frecciabianca fermerà anche a Civitanova Marche e saranno potenziate le fermate a San Benedetto del Tronto con due nuove soste che si aggiungo alle 4 già esistenti.

Civitanova Marche – Il Frecciabianca Lecce-Milano (e viceversa) finalmente ferma in città

«Un risultato storico per il quale abbiamo lavorato sin dall’insediamento di questa amministrazione nel 2015 – commentano soddisfatti il capogruppo regionale PD Fabio Urbinati ed il consigliere Francesco Micucci Fondamentale è stata la determinazione della Regione, con l’assessore ai Trasporti Angelo Sciapichetti, ed il dialogo costante con i vertici di Trenitalia: l’ad Barbara Morgante ed il dirigente del compartimento delle Marche, Fausto Del Rosso».

Allo scalo di Civitanova, dunque, dal 18 settembre fermerà per la prima volta il  Frecciabianca Lecce-Milano. Il treno, proveniente da Lecce e diretto a Milano, arriverà sul terzo binario alle 10.59. A circa un’ora di distanza, alle 11.51, in stazione fermerà il treno proveniente da Milano e diretto a Lecce.

La stazione ferroviaria di Civitanova Marche

Le due nuove fermate a San Benedetto, invece, saranno quella delle 11.42 del Frecciabianca proveniente da Bologna e, in viaggio da sud in direzione nord, quella delle 15.42.

Un risultato significativo questo potenziamento del servizio ferroviario per tutta la comunità del maceratese e del piceno, se si considera che le stazioni di Civitanova Marche e San Benedetto del Tronto sono diventate strategiche dopo gli eventi sismici.

A questo, va aggiunto il finanziamento regionale di 500 mila euro della carta Tutto Treno, ripristinata dal 1 agosto dopo la soppressione di gennaio. Una agevolazione importante per i tanti pendolari marchigiani.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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