Conerobus: arrivano i tornelli anti-evasori

Sperimentazione al via il 23 ottobre. Il braccio automatico sarà attivo all’ingresso di un mezzo in servizio sulle linee extraurbane A e I

Ancona – Sugli autobus di Conerobus arrivano i tornelli anti – evasori. Per ora si tratta di una sperimentazione che debutterà lunedì 23 ottobre su un solo mezzo che circola ogni giorno sulle linee extraurbane A e I.

La barriera, che si aprirà automaticamente al momento dell’obliterazione del biglietto, verrà montata in corrispondenza della porta anteriore. Il mezzo in questione coprirà sette tratte percorse dai due collegamenti extraurbani: una corsa mattutina della linea A con partenza dalla stazione di Falconara alle 7.45 ed arrivo a quella di Ancona alle 8.05, e cinque corse della linea I che, tra le 12.30 e le 18.25, viaggeranno lungo il tragitto Ancona – Polverigi – Santa Maria Nuova.

A sinistra, Il consigliere comunale Matteo Vichi, promotore della mozione sull’attivazione del nuovo strumento, stringe la mano a Muzio Papaveri. In primo piano in basso, la stanga mobile del tornello

“La sperimentazione – afferma il presidente di Conerobus Spa Muzio Papaveri – rientra nel progetto avviato dall’azienda per diffondere la cultura della legalità attraverso una serie di iniziative volte a fronteggiare l’evasione, ma anche a sensibilizzare l’utenza al rispetto delle buone pratiche a bordo. Con questa novità intendiamo tutelare i tanti passeggeri onesti, continuando a compiere passi in avanti verso la modernizzazione del trasporto pubblico locale”.

Il tornello, una stanga mobile, verrà installato all’ingresso e si aprirà automaticamente con la convalida del biglietto cartaceo. Il controllo degli abbonamenti e dei titoli di viaggio virtuali, acquistati attraverso i canali digitali myCicero e app Atma, spetterà invece al conducente che, spingendo un semplice tasto, provvederà all’immediata apertura per far salire a bordo i passeggeri regolari.

L’accesso avverrà esclusivamente dalla porta anteriore, mentre quella centrale sarà aperta solo per consentire l’uscita. L’autista avrà la facoltà di disabilitare il tornello in caso di emergenza, forte affluenza o su disposizione dell’azienda e, nel caso in cui l’utente si rifiuti di esibire il titolo di viaggio o di obliterare il biglietto, potrà contattare la centrale operativa per chiedere, a seconda dell’atteggiamento più o meno molesto del passeggero, l’intervento di un verificatore o delle forze dell’ordine.

Nei primi quindici giorni della sperimentazione, alcuni operatori ne seguiranno l’andamento sul campo: verificheranno, tra l’altro, il corretto funzionamento dei tornelli, aiuteranno i passeggeri ad orientarsi in questa nuova realtà, annoteranno il numero di obliterazioni e di abbonamenti e, in caso di criticità, forniranno suggerimenti utili a migliorare il servizio.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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