Ancona – Lettera aperta a sindaco, assessore e presidente Conerobus

Daniele Ballanti informa sull’odissea sopportata da chi viaggia sui bus la domenica

Ancona, 20 marzo 2019 – «Gentili Sindaco, Assessore al Trasporto pubblico e Presidente di Conerobus, la presente per informare una incresciosa situazione accaduta ad Ancona proprio due giorni dopo la grande manifestazione mondiale per il clima e la difesa dell’ambiente. Anche se abbiamo il privilegio di avere il “Sindaco del mondo” purtroppo per certi aspetti il servizio del Trasporto pubblico ad Ancona è da terzo mondo».

Si apre così la lettera aperta che Daniele Ballanti ha indirizzato al sindaco Valeria Mancinelli, all’assessore ai Trasporti pubblici Ida Simonella e al presidente di Conerobus Muzio Papaveri. È una lunga lettera,  uno sfogo di un cittadino sui disservizi prodotti nei confronti di chi usa i mezzi pubblici per muoversi in città. La pubblichiamo integralmente, nella speranza possa produrre risposte serie ed efficenti.

Daniele Ballanti

«Da utente, per convinzione, quotidiano del TPL e da profondo conoscitore del trasporto pubblico, e anche in virtù della carica politica che detenevo in passato, ho partecipato a tavoli istituzionali tra Amministrazione e Azienda Conerobus, tavoli nei quali ex Presidente ed ex direttore di Conerobus proposero, tra i vari tagli al servizio prospettati, la chiusura del servizio serale addirittura con l’ultima corsa dell’1/4 dal centro alle 22.55. Con mia forte opposizione, e supportato dal Sindaco Gramillano, indicai dove reperire risorse per bloccare questo intento e garantire il servizio almeno fino alle 23.45. Questo per testimoniare che se si vuole si può agire per l’interesse del cittadino utente.

Torniamo ad oggi, a domenica 17 marzo 2019. Un cittadino sale su un bus di 12 metri della linea 1/4 in piazza Diaz, bus partito dal Passetto alle 19.06 direzione Tavernelle (frequenza festiva pomeridiana un bus ogni 22 minuti). Sono a bordo una decina di persone. In piazza Cavour il primo “assalto” dell’utenza a terra riempie quasi al massimo il bus. In piazza Roma, un’altra enorme folla in attesa sulla banchina prende d’assalto il bus, dentro si è schiacciati e le porte fanno fatica a chiudersi numerose volte. Alcuni tra i passeggeri iniziano ad urlare. Giunti a piazza Kennedy la folla da dietro urla all’autista: “non aprire la porta la fondo, non può entrare più nessuno”! Altra folla che vuole entrare, moltissimi sono costretti a rimanere a terra! Il bus, gonfio fino all’incredibile, come fosse un carro bestiame, riparte dopo diversi minuti perché le porte non riescono a chiudersi tale la ressa. Nel senso di marcia opposto anche i bus diretti in centro sono pieni! Nel nostro autobus fino a piazza Ugo Bassi è un delirio: le porte ad ogni fermata fanno fatica ad aprirsi e a chiudersi causando ulteriori lunghe attese prima di ripartire. Le persone a bordo si lamentano, qualcuno urla. A piazza Ugo Bassi molti scendono ma altrettanti salgono. Alle 19.39 quando lo stesso bus dovrebbe ripartire da Tavernelle, secondo tabella di marcia, esso è ancora davanti alle scuole Maggini. “Salta” così la regolarità delle corse, la qualità del servizio è pessimo per l’utenza. Ma pessime sono anche le condizioni di lavoro per l’autista, il quale si è preso gli improperi dell’utenza trattata da bestiame e non potrà nemmeno godere del giusto e regolamentato diritto alla sosta al capolinea perché già in ritardo dovrà ripartire subito. 

Ancona – da sx: Valeria Mancinelli, Ida Simonella e Muzio Papaveri, destinatari della lettera aperta di Daniele Ballanti

Signori, è accettabile questa situazione? Eppure così si disincentiva i cittadini a usare i bus, mentre casomai avremmo bisogno di garantire più bus e anche ripristinare le corsie preferenziali soppresse negli ultimi anni e garantire che l’unica rimasta in Stazione sia sgombra da auto, invece anche lì è un far west! Non è possibile nei giorni festivi di pomeriggio che il servizio centro-piazza Ugo Bassi sia garantito solo ogni 11 minuti (linee 1/3 e 1/4 alternate); non è accettabile che nei giorni feriali la linea 1/4 abbia una frequenza di soli 8 minuti e i bus si trasformino in carri bestiami anche l’utenza del Parcheggio degli Archi non ha una navetta dedicata! Ma questo lo sperimenta solo chi viaggia quotidianamente sui mezzi pubblici, a qualsiasi ora (di sera poi chissà?).

Cari Amministratori, l’utenza non ha diritto di viaggiare sui mezzi in condizioni dignitose? Più il cittadino viaggia in un sistema di trasporto pubblico e più è stimolato a usarlo. La mobilità sostenibile è o no uno degli strumenti fondamentali per tutelare l’ambiente e il clima così tanto messo al centro dell’attenzione nella grande manifestazione mondiale del 15 marzo? Soluzioni ce ne sono, addirittura a costo zero, ma ogni volta che vengono suggerite il “sistema” si chiude a riccio e tutto rimane com’è. E purtroppo, finora, “il carrozzone (o meglio il carro bestiame) va avanti da sé!» segue firma.

 

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

© riproduzione riservata

 


link dell'articolo