Ancona – Stop al monopolio sulla rivendita ticket del trasporto extraurbano!

A chiederlo è Lorenzo Rabini, consigliere provinciale e capogruppo di La Provincia per i Comuni che, sul tema, ha presentato al Consiglio un atto di indirizzo

Ancona. «Credo che sia opportuno ampliare la platea delle rivendite dei biglietti extraurbani e degli abbonamenti del trasporto pubblico locale nella provincia di Ancona». A dirlo è Lorenzo Rabini, consigliere provinciale e capogruppo di La Provincia per i Comuni, che ha presentato al Consiglio una mozione sul tema.

Parrebbe, a suo dire, che ci sono molte attività nuove, esercizi di tabaccheria in particolar modo nella città di Ancona, a cui viene negata la possibilità di vendere i biglietti dell’extraurbano e gli abbonamenti.

«E questo è un limite – spiega Rabini – che in presenza in particolar modo di attività commerciali serie che hanno investito e vogliono offrire una vasta gamma di servizi per i loro clienti, non ci si può più permettere e non ha senso».

In sostanza, le “esclusive” nella rivendita dei biglietti extraurbani e degli abbonamenti devono terminare. Anche in considerazione del fatto che la Provincia di Ancona, che detiene il 31,6 % del capitale sociale di Conerobus, inserito nel contesto Atma quale Azienda di Trasporti e mobilità di Ancona e provincia, si sia espressa per l’incremento delle entrate al fine di migliorare le condizioni di resa del servizio.

Lorenzo Rabini

«Ho avuto molte segnalazioni da parte di esercenti che hanno fatto richiesta all’Atma per vendere i biglietti extraurbani e gli abbonamenti – sottolinea ancora Rabini – ma sembrerebbe esserci quasi una specie di “area delimitata”, nel senso che vi è una organizzazione territoriale per cui solo alcuni hanno la possibilità di avere questo servizio».

Per il consigliere provinciale, Atma dovrebbe invece facilitare il più possibile la diffusione delle rivendite perché, tra l’altro, era nel suo progetto originale, e perché le esclusive cozzano contro la liberalizzazione dei servizi e della concorrenza.

Da queste considerazioni, e per «dare un segnale forte, ho presentato un atto di indirizzo in Consiglio provinciale – conclude Rabini – che possa essere d’aiuto a tanti esercenti nello sbloccare questa situazione che non può più essere monopolista».


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Femminicidio e violenza di genere

104 le vittime in Italia nel 2022. Quattro nelle Marche


Camerano, 2 dicembre 2022 – “Il Rapporto annuale sulla violenza di genere rappresenta uno strumento necessario dal quale partire per affrontare un fenomeno sempre più complesso. I numeri sono il primo strumento per comprendere la portata di un fenomeno che, purtroppo, non accenna a rallentare”. Lo ha detto il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli sottolineando la valenza del Report annuale sulla violenza di genere nelle Marche per il 2021

Sono 104 le vittime in Italia nel 2022. Numeri spaventosi di vite spezzate, che coinvolgono anche il presente e il futuro di centinaia di minori. In due anni, si contano infatti 169 orfani per femminicidio, un terzo dei quali rimasto orfano anche del padre“, ha evidenziato Acquaroli.

(foto: Ikon Images / AGF – Copyright: Gary Waters)

Un fenomeno, quello della violenza di genere, che non accenna a rallentare e che si manifesta sotto moltissime forme, di cui l’omicidio resta la più ingiustificabile e orrenda punta dell’iceberg: violenza fisica, violenza psicologica, violenza sessuale, violenza economica, molestie e stalking, revenge porn, fino ad arrivare alle violenze legate a tratta e sfruttamento, stupro di guerra, mutilazioni.

Nel 2021, nelle Marche, si sono rivolte ai Centri Anti-Violenza 663 utenti (il 91% delle quali risulta essere un nuovo accesso). Ben 180 in più dell’anno precedente. Nel 2020 erano 483. Nel 2019 erano 471. Sono quattro le vittime che nelle Marche hanno perso efferatamente la vita nel corso del 2022.

Al di là dei numeri, comunque e sempre inaccettabili, che registrano un malessere in certi maschietti fatto di mancanza di rispetto, incapacità nell’accettare i ruoli, limiti culturali profondi e, in qualche caso, addirittura disprezzo per l’altro, sul fronte dei femminicidi resta ancora parecchia strada da percorrere: da parte delle istituzioni, delle forze dell’ordine, delle associazioni di categoria, della scuola.

Non è semplice, e non è detto che si arrivi davvero ad eliminare il problema. Troppo diffuso il fenomeno, troppo complicati certi rapporti interpersonali, troppo poche le forze dell’ordine messe in campo per affrontarlo. Questo però non significa che non si debba fare di tutto e di più per limitarlo quanto più possibile.

Ai maschietti, a certi maschietti, dico che se ne devono fare una ragione: una donna, la tua donna, non è una tua proprietà. Non puoi essere tu a scegliere – a pretendere – quel che deve fare, quello che può dire, come si deve vestire, chi frequentare, come vivere. Ma, peggio ancora, non puoi pretendere – pena l’eliminazione – che debba amare sempre e solo te. Tu maschietto, devi sapertelo guadagnare il rispetto e l’amore di una donna (vale per entrambi), e c’è un solo modo a tua disposizione per non riuscirci mai e fallire: dare per scontato che tu sei Dio. Mentre, in realtà, sei solo un piccolo uomo incapace di relazionarti con le sconfitte che la vita ti pone di fronte continuamente.

Chiudo con le parole pronunciate a Fano il 25 novembre scorso da Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato: “Per arginare questo fenomeno serve un atto culturale. La società veramente pretende che il rispetto di una donna non abbia eccezioni. Un reato commesso nei confronti di una donna, perché ella è una donna, è un abominio nel senso vero del termine. Non bisogna offrire alibi, non bisogna mai offrire vie di fuga. Quando si uccide una donna, bisogna dire è stata uccisa senza ragione una donna, cominciamo a dire questo e avremo fatto un passo avanti”.

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