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Il Cammino dei Cappuccini: cammino o trekking?

Percorso di spiritualità e impegno fisico quello nei luoghi del silenzio

Camerano, 14 giugno 2024 – Sono tornato il 6 giugno scorso dalle prime 10 tappe del Cammino dei Cappuccini.

Foto sito www.camminodeicappuccini.it

Il Cammino si snoda in 17 tappe complessive, suddivise in due parti: la prima con 10 tappe tra Fossombrone e Camerino e la seconda con 7 tappe tra Camerino e Ascoli Piceno.

Devo dire innanzitutto che l’organizzazione è ottima: i cappuccini ed il CAI hanno lavorato benissimo, i sentieri sono bene indicati e le tracce GPX, lette con l’app GPX Viewer, sono di grande aiuto e ti guidano in maniera impeccabile.

Questo è dovuto in gran parte alla Regione Marche e all’Ufficio Speciale per la Ricostruzione che a seguito degli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016, ha stanziato circa 30 milioni di € (ordinanza n. 176 del 18 aprile 2024: Approvazione degli interventi attuativi del Programma di sviluppo per la promozione del turismo lento di cui all’ordinanza n. 128 del 13 ottobre 2022) suddivisi come segue:

Come si vede le cifre sono imponenti, ma per il Cammino dei Cappuccini si vede che i denari sono stati finora ben impiegati. D’altronde i benefici economici delle aree interne interessate sono evidenti (una nostra ospite ci ha detto: «chi sarebbe mai venuto a Pascelupo se non ci fosse stato il Cammino dei Cappuccini?») e le persone che abbiamo incontrato hanno un atteggiamento di rispetto e deferenza per Frate Sergio, Ministro dei Cappuccini e fondatore del Cammino stesso, che purtroppo non ho avuto il piacere di conoscere, che si è molto speso per la riuscita dell’iniziativa.

Non conosco lo stato di attuazione degli altri cammini; abbiamo incrociato nelle ultime due tappe il simbolo dei Cammini Lauretani, ma la sua realizzazione mi sembra ancora parziale; infatti, se non erro partendo da Loreto arriva solamente ad Assisi, cioè copre solo una parte del cammino verso Roma dell’antica via Lauretana. Lo dico con qualche cognizione di causa in quanto nel 2020 e nel 2023 ho fatto per intero l’antica via Lauretana da Loreto a Roma in 11 tappe, ma ne parleremo più sotto.

Foto sito www.camminodeicappuccini.it

Tornando al Cammino dei Cappuccini, l’unica critica costruttiva che mi sento di fare è quella relativa alla durezza del percorso, non adatto a tutti. Il termine “Cammino” nel mio immaginario lascia intendere un’azione continuativa, regolare, dura ma ragionevolmente fattibile. La mia opinione l’ho espressa nella introduzione al libro da me scritto nel 2021 relativo alla via Loretana: Il cammino Loreto-San Pietro è consigliabile alla maggior parte delle persone che desiderino ritrovare, o rafforzare, un equilibrio interiore, che abbiano un po’ di tempo e le condizioni fisiche adatte per affrontare un viaggio unico e indimenticabile, senza essere per forza atleti.

Ecco questo è il mio concetto di Cammino. Il Cammino dei Cappuccini non sempre rispetta questo principio e, in molti casi, è di fatto un vero e proprio trekking adatto per persone ben allenate.

Infatti, molte persone fanno solo alcune tappe, fanno il Cammino per così dire a rate, il che contrasta con lo spirito della continuità del Cammino, ma ovviamente non tutti possono ritagliarsi 10 giorni continuativi dal lavoro. Altri sono così forti che riescono a fare anche due tappe al giorno, ma altri si fanno portare lo zaino dai disponibilissimi ospiti o magari abbandonano dopo poche tappe.

Il fatto è che il Cammino dei Cappuccini utilizza nella maggior parte dei casi dei sentieri CAI, classificati di difficoltà medio o alta, bellissimi ma sempre sentieri CAI sono.

Analizziamo le varie tappe della prima parte, perché quella conosco avendola fatta, utilizzando la classificazione della durezza data sul sito www.camminodeicappuccini.it

La prima tappa (Fossombrone-Gola del Furlo) è ragionevole, perché permette una via breve (14.5 km), attraverso la Gola del Furlo, e una via lunga (21.5 difficoltà alta), molto dura per me che l’ho fatta, che arriva alla cosiddetta “testa del nonno” cioè il profilo di Mussolini scolpito nella roccia e oramai praticamente irriconoscibile. Però c’è l’alternativa breve e quindi va bene.

La seconda tappa (Gola del Furlo-Cagli, km 20.5, difficoltà media/alta) sarebbe stata quasi ragionevole ma la piaggia e il conseguente fango ce l’hanno resa molto dura. È impegnativa.

La terza tappa (Cagli-Fonte Avellana, km 18, difficoltà alta) fattibile, ma sarebbe auspicabile sistematizzare come alternativa l’opzione indicata “in caso di maltempo, consigliamo di arrivare al Monastero passando per la strada asfaltata” indicata nella guida stessa.

La quarta tappa (Fonte Avellana-Pascelupo, km 13, difficoltà facile/media) è fattibile anche se non è propriamente una passeggiata.

La quinta tappa (Pascelupo-Fabriano, km 26,5 difficoltà alta) l’abbiamo seguita solo in parte perché, su suggerimento dei nostri ospiti, abbiamo seguito una via più breve, coincidente anche con le indicazioni di GoogleMaps, che consiglierei di porre come alternativa sistematizzata, altrettanto bella e panoramica di quella consigliata, solo più comoda.

Fino ad ora ho usato il plurale perché le prime cinque tappe le abbiamo fatte in due, io e il mio amico Emilio, ma lui a Fabriano mi ha abbandonato per impegni precedenti e perché la tappa successiva sarebbe stata la più dura e lui la conosceva perché l’aveva già fatta con gli amici del CAI e ci avevano messo ben 9 ore.

Per la sesta tappa (Fabriano-Poggio San Romualdo, km 24,3, difficoltà alta) ho seguito la traccia fino al punto di dover svoltare a destra nel bosco per l’Eremo dell’Acquarella, comunque chiuso e quindi non visitabile. Qui non mi sono addentrato nel bosco, ma ho seguito la strada asfaltata in salita, panoramicissima e praticamente senza traffico, e sono arrivato a Paggio San Romualdo: è stata dura ma tollerabile. Anche qui suggerirei di organizzare tale variante.

Convento di Renacavata

Per la settima tappa (Poggio San Romualdo-Cupramontana, km 26, difficoltà alta) ho seguito anche qui un percorso misto, tagliando dove potevo e seguendo per lo più la strada che si intersecava spesso col sentiero previsto; ho visitato la splendida Abbazia di Sant’Urbano e sono arrivato alla mia destinazione poco prima della piazza di Cupramontana, in festa quel giorno con l’Infiorata per la celebrazione del Corpus Domini. Anche qui suggerirei di prevedere un percorso facilitato seguendo la strada che pure sempre porta all’Abbazia di Sant’Urbano ma che è poco frequentata, panoramicissima e che attraversa piccole frazioni molto suggestive che seguendo il percorso canonico si perderebbero.

Anche per la ottava e la nona tappa (Cupramontana-Cingoli, km 21,3, difficoltà media e Cingoli a San Severino Marche, km 28, difficoltà molto alta) ho seguito un percorso misto che suggerirei di sistematizzare come alternativa, specie nella nona tappa, molto lunga.

Nella decima è ultima tappa (San Severino Marche-Camerino, km 17, difficoltà media) il percorso canonico praticamente coincide con quello di Google Maps e quindi non presenta difficoltà particolari. Ho terminato il Cammino nel Convento di Renacavata di cui accludo una foto della cella con veramente l’essenziale assegnatami per la notte.

In conclusione: bene l’organizzazione; percorso troppo duro per il pellegrino medio che vuole farlo per intero; consiglio di mettere a sistema per ogni tappa le varianti che facoltativamente lo possono rendere più agevole, così come viene fatto per la prima tappa.

Per chi volesse seguire i miei consigli e condividere la mia concezione sul pellegrinaggio consiglio il mio libro Loreto-San Pietro. Guida pratica. Pellegrinaggio tra due basiliche ai tempi del coronavirus e di Google Maps reperibile su Amazon o su IBS o presso le librerie Feltrinelli o la Tabaccheria Ridolfi Rinaldo di Camerano.

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