Al Liz Ballet si danza si suda e si cresce in un ambiente familiare

Camerano. La danza è una disciplina ferrea che richiede applicazione costante e tanto esercizio. A Camerano danza è sinonimo di Liz Ballet, l’associazione con sede in via Loretana 31.

Nasce nel 2009 da Lisette Benitez, ora direttrice artistica del centro, con circa un centinaio di iscritti sempre in aumento. Offre corsi di danza classica, moderna, contemporanea e anche di fitness, frequentabili ogni giorno della settimana. La presidente è Marlen Nunes.

Lisette Benitez, insegnante di danza classica e direttrice artistica del centro Liz Ballet di Camerano
Lisette Benitez, insegnante di danza classica e direttrice artistica del centro Liz Ballet di Camerano

Gli iscritti sono sempre parecchi – spiega Lisette Benitez – almeno un centinaio, e di tutte le età. Spesso, mamme e nonne che accompagnano le bambine al corso di danza si iscrivono a loro volta a qualche corso di fitness. Così, l’aria che si respira nella nostra realtà è a carattere familiare: una soddisfazione quotidiana che ci gratifica non poco”.

La pratica di questa attività migliora la coordinazione e la concentrazione. Obiettivi che il Liz Ballet ritiene prioritari, oltre allo sviluppo dei riflessi e del senso del ritmo. Traguardi raggiungibili da tutti perché si sia disposti a sudare con tanto allenamento.

Il gruppo di danza classica del Liz Ballet
Il gruppo di danza classica del Liz Ballet

Gli esercizi sono sistematici: tre giorni a settimana per le discipline principali, aumentabili in vista di eventi cui partecipare. E per chi centra gli obiettivi ci sono sempre le soddisfazioni a fine impegno. Quest’anno sono state ben trenta le borse di studio assegnate, grazie anche al coinvolgimento nella scuola della celebre maestra di ballo Alessandra Celentano, conosciuta tramite il talent show Amici, di Maria De Filippi.

La Celentano, dopo aver tenuto uno stage a Camerano, ha invitato le ballerine al suo concorso, Game, a Porto Sant’Elpidio.

Ogni anno, poi, è di ruotine per il Liz Ballet la la partecipazione alla rassegna Città in Danza di Ancona, una kermesse regionale grazie alla quale per due anni di fila la scuola ha avuto accesso alle finali nazionali del concorso.

Il gruppo hip pop
Il gruppo hip pop

Lo scorso anno, invece, la scuola di ballo ha registrato un notevole terzo posto al primo concorso Baby Hip Hop di Ferrara, un podio frutto dell’esibizione delle frequentatrici del corso. Ma l’avvenimento più atteso è l’International dance games, un importante concorso internazionale che si svolgerà a Barcellona, dove si scontreranno le scuole di danza provenienti da tutti i continenti.

Queste ragazze se lo meritano davvero – sottolinea ancora Lisette Benitez – lavorano tantissimo fino allo sfinimento. Ed è bello vederle svagarsi durante la visita alle città dove gareggiamo. Barcellona non servirà solo a far crescere il bagaglio artistico che si portano dietro, ma le incentiverà a guardare la danza sotto altri punti di vista”.

Il 2016 si concluderà con altri stage alla presenza di Cristian Lopresi, un ballerino proveniente dal corpo di ballo di Amici che riprenderà e proseguirà il lavoro di Alessandra Celentano. Ma non è tutto, al Liz Ballet non c’è solo spazio per la danza. Il 25 novembre infatti, l’associazione promuoverà un dibattito pubblico sul flash mob contro la violenza sulle donne. Si terrà avanti al comune di Camerano e vede la collaborazione diretta del sindaco Annalisa Del Bello.

da sinistra: Alessia Galeazzi, Alice Ghiraldo, Giulia Ambrosi, Nicole Ardone, Alessia Raschia, tutte allieve del Liz Ballet
da sinistra: Alessia Galeazzi, Alice Ghiraldo, Giulia Ambrosi, Nicole Ardone, Alessia Raschia, tutte allieve del Liz Ballet

“E’ splendido lavorare con loro – conclude la direttrice, rivolta alle sue allieve – sono un po’ tutte figlie per me. Lavoriamo bene e sodo, ma senza quel feeling che si è instaurato fra noi non sarebbe la stessa cosa”.

E allora ascoltiamole queste allieve.

Alessia Raschia, 11 anni: “Ballo da otto anni e faccio tutti i corsi, l’importante per me è ballare. Anche mettere le punte, che è la parte più dolorosa della danza, non mi ha dato problemi, lo avrei fatto in ogni caso per questo sport”.

Nicole Ardone, 16 anni. “La danza ti insegna a non mollare mai, a dare sempre il massimo di te, ma per te, non per arrivare prima. Se capisci questo, l’ansia delle gare si annulla. Ma occorre tempo per capirlo”.

Giulia Ambrosi, 17 anni. “Sono le prime esperienze che ti danno la forza di dare sempre il massimo, da lì in poi diventa tutto come in discesa”.

Alessia Galeazzi, 14 anni. “Ma tanto l’importante è ballare, anche se il posto dove lavori, l’ambiente e i rimproveri ti condizionano tantissimo. La bravura sta nel riuscire ad essere versatile”.

I corsi al Liz Ballet partiranno i primi giorni di ottobre, continueranno per nove mesi e si concluderanno con l’atteso saggio al Teatro delle Muse di Ancona.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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