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Uomini, siate umani, è il vostro primo dovere

Superare l'odio per favorire il processo di pace a Gaza

Ancona, 10 ottobre 2025 – Jean Jacques Rousseau uno dei pensatori più influenti dell’illuminismo era noto per le sue idee rivoluzionarie sulla libertà, l’educazione e la giustizia sociale.

Nel suo romanzo pedagogico Emilio o dell’educazione (titolo originale Émile ou De l’éducation, 1782) , la frase Uomini, siate umani, è il vostro primo dovere…, esprime il dovere fondamentale di essere umani verso tutti, indipendentemente da condizioni o età, perché la vera umanità non dovrebbe avere confini. Le opere dell’autore hanno profondamente influenzato la Rivoluzione francese e la filosofia politica moderna. La sua citazione invita a praticare la compassione, l’empatia e la gentilezza.

Per Rousseau il vostro primo dovere è la ricerca della propria umanità e considerato l’obbligo più importante nella vita di ogni individuo. L’umanità viene estesa a tutte le categorie di persone e a ogni cosa che appartiene alla natura umana, senza eccezioni e per praticarla occorre esplorare l’importanza dell’educazione e della natura umana. La fonte della frase, nell’opera fondamentale di Rousseau, è sostenuta dalla tesi che l’uomo è intrinsecamente buono e che le disuguaglianze e le malvagità sono il risultato di un allontanamento dalla sua condizione naturale. 

L’accordo di pace tra Israele e Hamas segna una svolta storica nel conflitto in Medio Oriente. La tregua entrata in vigore da ieri è stata accolta con entusiasmo sia della popolazione palestinese che da molte famiglie israeliane. Previsto il rilascio degli ostaggi, il parziale ritiro delle truppe israeliane e l’ingresso di aiuti umanitari.

Negli ultimi giorni si sono svolte numerose manifestazioni e proteste in Italia e in Europa contro la guerra a Gaza e sono stati tanti gli interventi di forze politiche e personaggi pubblici dalle opinioni diverse rispetto al conflitto che hanno alimentato dibattiti accesi e trasversali e suscitato aspre polemiche, anche riguardo all’opportunità della partecipazione della spedizione umanitaria Flotilla, la missione via mare diretta a Gaza, organizzata da attivisti internazionali per sfidare il blocco navale imposto da Israele e portare aiuti alla popolazione palestinese.

Francesca Albanese – relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi

Una delle posizioni più estreme sulla situazione palestinese, è stata quella di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, che ha manifestato in diverse occasioni e nel contesto di dibattiti pubblici la sua disapprovazione nei confronti di coloro che volevano liberamente esprimere le proprie idee, come nel caso del sindaco di Reggio Emilia Marco Massari, contestato pubblicamente durante la cerimonia di consegna del riconoscimento a Francesca Albanese, ricevendo fischi dalla platea e un rimprovero diretto dalla stessa relatrice ONU, nonostante il Sindaco avesse espresso una posizione equilibrata rispetto al conflitto in Palestina.

Una delle regole della democrazia e del contraddittorio è quella che chi partecipa a un dibattito pubblico possa esporre liberamente le proprie idee senza essere umiliato e silenziato. Anche un gesto istituzionale come un riconoscimento civico può diventare terreno di scontro politico e ideologico.                                   

Il giornalista Maurizio Molinari

Francesca Albanese ha più volte parlato di genocidio a Gaza definendolo un crimine sistemico e documentato da fonti internazionali e che l’attacco del 7 ottobre, per quanto tragico per le sue caratteristiche, non può essere comparabile all’altro. Il giornalista Maurizio Molinari noto per la sua lunga carriera nel mondo dell’informazione, con le sue approfondite analisi politiche ha espresso l’idea che per arrivare alla pace a Gaza sia necessario superare l’odio e favorire l’incontro tra israeliani e palestinesi. In diverse occasioni Molinari ha sottolineato come la narrazione estremista e l’odio reciproco alimentino il conflitto, e ha sostenuto la prospettiva dei due popoli, due Stati come via per la riconciliazione. Ha criticato l’uso del termine genocidio nel contesto di Gaza, affermando che certe espressioni generano ulteriore odio e ostacolano la possibilità di dialogo. Ha evidenziato come Hamas, con le sue ideologie estremiste, strumentalizzi la popolazione civile, ribadendo l’importanza di distinguere tra critica politica e antisemitismo.

Per negoziare e favorire il processo di ricostruzione e di pace è fondamentale il superamento delle narrazioni di odio e un ritorno al dialogo tra i due popoli, nel rispetto degli accordi internazionali e dei diritti reciproci. Le immagini che ci sono giunte ieri dai media sembrano volgere in questo senso e sono il segno che, nonostante tutto, il desiderio di pace è più forte della paura. Come rimarcato dal patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, sono questi i gesti che danno fiducia e ha parlato di un cammino verso la pace che, pur lungo, può iniziare proprio da questi momenti di condivisione.

Il Dalai Lama, autorità religiosa e guida spirituale del buddhismo tibetano, nel docufilm La saggezza della felicità, uscito nelle sale il 6 ottobre 2025, ci offre una sorta di testamento spirituale, pensato come una lettera al mondo in occasione del suo 90° compleanno. Il suo lascito è una prospettiva profonda e universale che può essere applicata anche al conflitto israelo-palestinese. Il Dalai Lama sostiene che la compassione sia il fattore chiave e determinante per costruire una società pacifica e prospera. Secondo lui la felicità non dipende dalle circostanze esterne, ma nasce dentro ciascuno di noi e solamente coltivando una compassione autentica e universale che possiamo trasformare il mondo. La compassione non è debolezza, ma una forza attiva che ci spinge a prenderci cura gli uni degli altri, anche in mezzo al dolore e alla violenza.

L’eredità del Dalai Lama e del suo messaggio è chiaramente applicabile con il superamento dell’odio, il dialogo e il riconoscimento reciproco. Invece di alimentare vendette e rancori, la compassione invita a vedere l’interlocutore come essere umano, anche quando è percepito come nemico e la pace non si costruisce con la forza, ma con l’ascolto e il rispetto.

Il film è il suo invito a riflettere su come affrontare le sfide del nostro tempo, come guerre, crisi ambientali, divisioni, usando, nella partecipazione, strumenti interiori come la gentilezza, la consapevolezza e la compassione, un po’ come prospettato da un altro pensatore, Jean Jacques Rousseau.

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