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Miracoli. La Casa dei Pesci. Il museo sottomarino che protegge il mare

Sculture subacquee contro la pesca a strascico

Ancona, 22 giugno 2024 – Una stupenda poesia di Walt Whitman recita:

Pesca a strascico

Il mare è per me un miracolo senza fine, i pesci che nuotano – gli scogli – il moto delle onde – le navi che portano gli uomini, quali i miracoli più strani di questi?

Per quanto strano, uno dei miracoli si è compiuto a Talamone, in provincia di Grosseto, piccolo borgo marinaro al confine del Parco Regionale della Maremma, grazie all’idea di Paolo Fanciulli, pescatore ambientalista, amante del mare che per difendere l’ambiente marino si è reso promotore di un progetto che prevede la messa in mare, nei fondali del tratto di costa tra Talamone e la foce dell’Ombrone, di blocchi dissuasori di marmo che ostacolano la pesca illegale a strascico che reca danni all’ecosistema.

La pesca a strascico, contrariamente alla pesca a strascico oceanica, consiste nel posizionare una grande rete nel fondale marino, zavorrata da pesanti catene, capace di catturare tutte le specie che incontra, con implicazioni sull’habitat naturale come le barriere coralline e la pianta acquatica Posidonia oceanica che offrono riparo ai pesci con danni gravissimi per la loro riproduzione.

La pesca a strascico è regolata in Italia e non può essere praticata a meno di tre miglia nautiche dalla costa o su fondali di profondità inferiore a 50 metri. Le reti si impigliano e si strappano nei blocchi di pietra, non potendoli sollevare e trascinare e questo costringe i pescherecci  a rispettare i confini delle aree protette dai massi. L’attività della pesca a strascico miete vittime ogni anno. Si porta via tutto compreso il bycatch, quel pescato inutile dovuto alla cattura accidentale di delfini, tartarughe marine, squali e razze che si ritrovano impigliati nelle reti e che provocano il soffocamento di altri pesci, spesso  ributtati in mare già morti.

Già nel 2006 la Regione Toscana per impedire la diffusione di questa tipologia di pesca, assieme all’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Toscana, aveva realizzato l’installazione nei fondali marini, di barriere di ripopolamento ittico che prevedeva l’affondamento di grandi blocchi di cemento armati di tondini d’acciaio piegati a gancio, capaci di danneggiare seriamente l’attrezzo da pesca. Ma le risorse disponibili erano stati sufficienti a creare solo alcune fasce di protezione.

La Casa dei Pesci di Talamone

In un primo momento Paolo Fanciulli, alla guida del Consorzio Piccola pesca Monte Argentario cerca di coinvolgere il comparto ittico della zona, il WWF, la Federazione Italiana Pesca Sportiva ed Attività Subacquee (FIPSAS), il Comune di Orbetello, molte imprese e associazioni locali e tantissimi turisti italiani e stranieri.

Grazie a questa collaborazione, riesce a finanziare la messa in mare di un numero triplo di dissuasori nell’area di fronte ai Monti dell’Uccellina, riuscendo a proteggere dalla pesca illegale l’intera zona.

Da qui l’idea di creare un vero e proprio museo sottomarino, coinvolgendo artisti provenienti da tutto il mondo che hanno abbracciato la causa che non vengono pagati, ai quali vengono garantiti soltanto pasti e pernottamento.

Scultori di fama internazionale come Giorgio Butini, Massimo Catalani, Massimo Lippi e Emily Young.

La Casa dei Pesci di Talamone

Così l’arte che protegge la natura è il filo conduttore del progetto ambizioso La Casa dei Pesci capace di creare un nuovo modello di sviluppo sostenibile e che ha l’obiettivo di facilitare il ripopolamento ittico dei bassi fondali proteggendoli dalla pesca illegale. Inoltre le installazioni richiamano fortemente i turisti attratti dall’idea di immergersi sott’acqua per vedere le meravigliose sculture, soprattutto coloro che desiderano praticare lo snorkeling.

L’idea del progetto La Casa dei Pesci di Talamone è sicuramente un’esclusiva di quel territorio ma azioni ed opere così virtuose che hanno a cuore la salvaguardia del mare, potrebbero essere replicate con modalità diverse ma ugualmente efficaci anche altrove.

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