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Match point

2024 il super anno elettorale

Ancona, 13 aprile 2024 – Mai come il 2024 è l’anno di elezioni. In 76 paesi, con tre miliardi di persone alle urne (40% della popolazione mondiale).

Molte le sfide che andranno a cambiare gli equilibri internazionali, anche per l’Europa e poi c’è l’incognita americana. Oltre agli Stati Uniti, tra gli otto paesi più popolosi della Terra, a scegliere saranno gli elettori dell’India, Indonesia, Bangladesh, Brasile, Messico, Pakistan e Russia. In alcuni di questi, parte degli aventi diritto hanno già esercitato il voto, in altri l’appuntamento è previsto nella seconda metà dell’anno.

Eleggere i propri rappresentanti è il più grande esercizio di democrazia al mondo ma le consultazioni elettorali non saranno per tutti uguali se si considera che in alcuni paesi non sono pienamente libere per mancanza di alcune delle condizioni basilari per la manifestazione della sovranità popolare, quali la libertà di espressione, associazione, partecipazione di ogni orientamento politico, accesso paritario ai mezzi di comunicazione e informazione.

Per restringere il campo, tra giovedì 6 e domenica 9 giugno si voterà nei 27 Stati membri dell’Unione Europea. Saranno chiamati a votare 400 milioni di europei (di cui 47 in Italia) per eleggere il nuovo Parlamento (questo è previsto ogni 5 anni). L’Italia è rappresentata da 76 deputati eletti con sistema proporzionale. Ogni partito nazionale fa parte di un gruppo politico al Parlamento europeo, cioè i deputati eletti si organizzano in gruppi politici affini, non per nazionalità.

Ursula von der Leyen

La corsa per la presidenza della Commissione europea vede Ursula von der Leyen  (secondo mandato) candidata ufficiale del Partito popolare europeo (Ppe) che raggruppa i principali partiti di centrodestra, appoggiata dai conservatori europei di Giorgia Meloni. Da Parigi e Berlino, una schiera di politici pensano che geopoliticamente non sia la leader più adatta per affrontare questo momento storico in cui l’Europa è stretta tra la guerra Russia/Ucraina e la possibile politica isolazionista di Trump che dalle intenzioni di voto, sembra essere il possibile vincitore negli Usa a novembre. Dato che mancano ancora due mesi, nella rosa dei favoriti alla presidenza della Commissione, sembra riemergere il nome di Mario Draghi, sostenuto fortemente dall’Eliseo di Macron e da esponenti della Cdu tedesca, la Christlich Demokratische Union Deutschlands, l’Unione Cristiano Democratica di Germania, uno dei principali partiti nazionali all’interno del Ppe.  La corsa al rinnovo della guida della Commissione non è priva di critiche e ostacoli nei confronti dell’aspirante presidente von der Leyen per quanto abbia dimostrato capacità diplomatiche nell’affrontare alcune delle sfide globali, come i flussi migratori, siglando per l’UE un partenariato con l’Egitto per bloccare le partenze dei profughi. Si è impegnata su innovazione e difesa del clima con il patto verde, il Green Deal europeo ma nonostante le conquiste appare, anche all’interno del suo partito, vulnerabile sul fronte difesa, al fine di scongiurare una possibile guerra alle porte.

Nicolas Schmit

Il candidato di punta del Partito socialista europeo (Pse) che riunisce tutti i partiti socialisti, socialdemocratici, laburisti e democratici dell’Unione Europea è Nicolas Schmit, L’attuale commissario europeo per il lavoro e i diritti sociali è sostenuto dai democratici europei di Elly Schlein. Schmit parlando al Congresso di Roma, lo scorso 2 marzo, ha assicurato che come candidato comune, si farà portavoce di un progetto di speranza, progresso, giustizia e prosperità condivisa e che si sente pronto a guidare il gruppo politico europeo che lo ha ufficializzato, col fine di ascoltare e difendere le istanze e le preoccupazioni di tanti cittadini, lavoratori e agricoltori.

Nella competizione non è da escludere la presenza protezionista alimentata dall’euroscetticismo e dai venti di estrema destra che potrebbero cambiare il volto del nuovo Parlamento europeo. L’aumento dei consensi verso l’estrema destra ha determinato uno spostamento dell’assetto politico interno all’Unione verso paesi come l’Italia, la Finlandia, la Svezia e i Paesi Bassi.

Le tensioni provocate da alcune formazioni anti europeiste, come risposta alla crisi economica e finanziaria, alla guerra, alla politica agricola, energetica, all’immigrazione, producono instabilità anche all’interno delle coalizioni nazionali. Le forze conservatrici e democratiche rischiano di esplodere e di vanificare gli sforzi e gli impegni assunti su molti dei temi europei che interessano i cittadini e che avranno ricadute sulle scelte dei governi nazionali.

Anche gli USA verso il voto del 5 novembre per eleggere il Presidente della Casa Bianca. I mesi prima della votazione saranno per gli americani i più decisivi in quanto in tutti i 50 stati federali, con regole e tempi diversi, verranno scelti i candidati democratici e repubblicani che i cittadini dovranno scegliere nell’election day.

Joe Biden

Il match point è tra il Presidente in carica Joe Biden, democratico e l’ex Presidente Donald Trump, repubblicano, dai sondaggi favorito. Biden conferma una politica internazionale di tipo liberale messa in discussione dalla crisi medio orientale. Durante il suo mandato, con agevolazioni fiscali per la classe media e operaia, ha voluto redistribuire la ricchezza, criticando il suo predecessore per aver introdotto un taglio fiscale di 2 trilioni di dollari a beneficio dell’1% più ricco della popolazione.

Biden ha sempre dichiarato di sostenere le corporations da lui ritenute un patrimonio per l’America ma non vuole favorire fiscalmente i miliardari. Biden ritiene che siano importanti i diritti costituzionali e per questo si è impegnato a reintrodurre il diritto all’aborto per via legislativa, dopo che la Corte Suprema, il 24 giugno 2022, ha deciso che i singoli stati devono regolarlo autonomamente e lo ha cancellato come diritto federale.

Biden ha difficoltà ad essere rieletto, per la percezione, non sempre giustificata, di una parte dell’opinione pubblica che la sua Amministrazione non abbia migliorato la vita economica delle persone. Molte delle critiche che gli vengono mosse, riguardano la sua età.  Il suo avversario Trump spesso infierisce durante i comizi elettorali, deridendolo col nickname Sleepy Joe, a dimostrazione che dai repubblicani è considerato un povero vecchio affetto da demenza senile, incapace di guidare l’America. A marzo Biden nel suo terzo Discorso sullo Stato dell’Unione riprende quota, chiamando per tredici volte il suo predecessore Trump, ex presidente o qualcuno della mia età.

Oltre al tema dell’età, nel Discorso affronta quello sulla democrazia, l’aborto, l’economia, l’Ucraina, l’immigrazione, la Nato e la guerra a Gaza.

Il sostegno a Israele potrebbe avere ripercussioni sui voti delle comunità arabo-americane e si aggiungono il malcontento delle comunità afro-americane per i diritti civili e il negoziato per la riforma della polizia e l’emergenza immigrati al confine col Messico dove Biden ha dimostrato di tenere una linea dura mettendosi in contrasto all’interno del Partito Democratico. Biden ha l’interesse a mantenere la democrazia in America. La sua opinione è che la democrazia è un bene pubblico, deve essere difeso e non può essere oggetto di una divisione partigiana.

Donald Trump

L’eventuale vittoria di Trump metterebbe a rischio tutto questo, sia perché tornerebbe l’isolazionismo repubblicano con la rinuncia alla leadership dell’Occidente e ciò comporterebbe rischi sulla permanenza della Nato e sulla conferma degli aiuti all’Ucraina sul fronte della guerra con la Russia. Inoltre Trump ha preannunciato lo spoil system, il rinnovo dei vertici amministrativi su base fiduciaria che si differenzia dal merit system che è un modello neutrale in cui i dirigenti vengono selezionati per concorso pubblico, come in Italia, in ossequio ai principi costituzionali (artt. 97 e 98).

Heritage Foundation, un Istituto di ricerca che ha sede a Washington, fra i più influenti think tanks (serbatoi di pensiero) americani, ultraconservatore, legato agli ambienti repubblicani, per far ritornare il candidato Trump alla Casa Bianca, ha messo a punto il Project 2025 e sta già procedendo al piano di selezione di 4000 sostenitori da assumere nell’apparato statale, nel caso fosse eletto. La seconda presidenza di Trump avrebbe connotati molto diversi dalla prima. Liz Cheney, ex congressista repubblicana, in un libro mette a nudo gli errori del partito e parla degli Stati Uniti paragonandoli a dei sonnambuli che avanzano verso la dittatura.

Certo è che non sarà facile per i democratici, sventare il pericolo di una sua possibile rielezione benché Trump ha ancora dei conti aperti da sistemare con la giustizia, tra cui chiarire la sua responsabilità, tre anni fa, nell’assalto a Capitol Hill che ha già visto 720 trumpiani, condannati per insurrezione perché attaccarono fisicamente il Congresso.

La Corte suprema americana intanto ha stabilito, dopo il ricorso presentato da Donald Trump, per il suo ruolo nell’assalto al Capitol, nel tentativo di sovvertire il voto del 2020, che spetta al Congresso e non agli Stati, l’autorità per rimuovere un candidato presidenziale invocando la clausola di insurrezione della costituzione, perché si rischierebbe un caos con decisioni variabili tra vari Stati.

Di fatto questa decisione lo riabilita, confermando la sua eleggibilità. Nei piani di Trump il prossimo passo sarà quello della concessione dell’immunità presidenziale. Un ricorso più difficile ma che gli consentirà di posticipare l’inizio del dibattimento in autunno, considerato che dopo il Super Tuesday del 5 marzo, è risultato vincitore delle primarie, nella nomination per la Casa Bianca e con tutta probabilità si sente già la vittoria in tasca.

La tornata elettorale in Italia, è prevista per sabato 8 e domenica 9 giugno 2024 con le consultazioni elettorali per le elezioni amministrative. Per il Governo del territorio saranno interessate Regioni, Province e Comuni.

Giorgia Meloni

I Comuni rinnovano Sindaco e consigli comunali e sono oltre 3800, con 20 milioni di cittadini interessati. Di questi comuni, 27 sono capoluoghi di provincia e sei sono anche capoluogo di regione: Bari, Cagliari, Campobasso, Firenze, Perugia e Potenza.

Saranno 41 le Province che andranno al voto con elezioni di secondo livello. Lo prevede l’emendamento al Decreto Legge n. 7 del 29 gennaio, approvato lo scorso 3 marzo, che stabilisce per le Province con elezioni stabilite per fine luglio o inizio di agosto, la proroga del mandato dei Presidenti e dei consiglieri in carica fino al rinnovo degli organi previsto per l’unica data del 29 settembre prossimo.

Michele de Pascale come Presidente dell’UPI, si era fatto portavoce della proposta ritenendo necessario un nuovo modello elettorale delle Province rispetto all’attuale, dai connotati lacunosi e confusi. Un sistema che obbliga a indire elezioni praticamente ogni anno data la disparità del numero dei mandati tra i 4 del Presidente della Provincia e i 2 dei consiglieri provinciali. E’ all’esame del Senato un progetto di legge per ripristinare l’elezione diretta delle province.

Cinque le regioni italiane al voto. Dopo la Sardegna e l’Abruzzo, con risultato alla pari, per la prima a favore della coalizione del centrosinistra con la neoeletta Presidente Alessandra Todde e per l’altra con l’elezione di Marco Marsilio Presidente, alleanza centrodestra. Dopo la Sardegna e l’Abruzzo, sarà il turno della Basilicata, Piemonte e Umbria.

Elly Schlein

I panni sporchi si lavano in casa, si dice quando non si vuole portare a conoscenza degli estranei tutto ciò che potrebbe esporci alle critiche e al disonore. Sempre meglio mantenere le questioni private all’interno della famiglia. I fatti personali, soprattutto se delicati meglio risolverli dentro le mura domestiche ma oggi la questione morale dei partiti è sotto i riflettori e come cittadini nonché elettori ci riguarda eccome. Nella corsa al rinnovo degli amministratori, i partiti nella bufera. Liti, errori, problemi, minaccia di commissariamenti, indagini per presunta corruzione elettorale, per presunte truffe ai danni dello Stato.

Ma quando viene pronunciata la formula rituale: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione». Quelle parole hanno un valore o prendono valore in base a chi le pronuncia?

Tra campo largo a destra e campo largo a sinistra…uno pari, palla al centro, i partiti stentano a riconoscere il proprio pedigree. Ma la scienza politica ci dimostra che, sul filo di lana, la vittoria andrà a chi avrà i numeri. Chi otterrà più voti sarà destinato a governare.

Al contrapposto voto di paglia dei sondaggi, sarà il voto di pietra degli elettori che andranno alle urne a fare la differenza e proprio quello sarà decisivo per il loro destino.

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