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La quiete dopo la tempesta

Dopo l’incubo dell’alluvione ancora alle prese con la burocrazia

Ancona, 18 maggio 2024 – Piacer figlio d’affanno scrive Giacomo Leopardi, ne La quiete dopo la tempesta. Il poeta recanatese vuol dirci che la gioia non è altro che il frutto del passato timore, ovvero il piacere nasce dalla fine di un male passato. I versi del mio celebre conterraneo, sembrerebbero calzare a pennello con quanto vissuto un anno fa dalla popolazione dell’Emilia Romagna, dopo l’evento estremo che mise in ginocchio la regione, a maggio del 2023 e provocò ben 17 morti e 8,5 miliardi di danni. 

Faenza angeli del fango

Si è proprio la quiete a regnare, dopo la tempesta, perché aziende, famiglie e sindaci sono ancora in attesa di risposte da parte del Governo e ancora sono tanti gli sfollati che si trovano a dover fare i conti con scartoffie e burocrazia. Un panorama desolante. Ancora oggi i segni delle frane e delle inondazioni, cicatrici evidenti quando ci si trova a passare da quelle parti.

Quell’evento per molte persone ha significato non solo la perdita di ricordi ma  compromesso i sacrifici di una vita. Per i sindaci dei comuni più colpiti e per le cooperative romagnole, a un anno dall’alluvione, la cosa più sconcertante è soprattutto il silenzio (per l’appunto la quiete) delle istituzioni nazionali e l’assoluta mancanza di prospettive nel processo di ricostruzione.

Il Governo aveva promesso un risarcimento totale a coloro che avevano subito danni e Giorgia Meloni, nel momento del sopralluogo nelle zone colpite, si era impegnata in prima persona. Molti lamentano ritardi negli indennizzi, ciò sembra dovuto in parte alle lungaggini nella nomina del Commissario straordinario che in un primo momento sembrava dovesse ricadere sul Presidente della Regione, Stefano Bonaccini. La Cgil dell’Emilia Romagna continua ad essere critica nei confronti delle istituzioni nazionali, dichiarando pubblicamente che è necessario non solo ricordare il dramma subito dalle popolazioni del territorio ma dopo i primi interventi, bisogna accellerare la ripresa e dare risposte alle famiglie, molte delle quali ancora fuori casa.

Il sindacato insiste nell’argomentare che le procedure previste per gli indennizzi, risultano complesse e farraginose e mancano ancora le regole per disciplinare l’utilizzo del credito di imposta per l’erogazione dei risarcimenti, provvedimento richiesto dalle organizzazioni sindacali e recepito nell’ultima legge di bilancio. Metà dei fondi necessari sono stati destinati alla ricostruzione e sull’assegnazione dei 1,2 miliardi di euro del Pnrr, non si capisce ancora se saranno aggiuntivi. Inoltre devono essere chiarite tempistiche e modalità sulla realizzazione dei progetti presentati. Va risolto anche il problema del rafforzamento del personale degli enti locali per la gestione dei bandi e dei cantieri. L’emergenza climatica va affrontata con un cambio di prospettiva. Rimediare alle falle di un sistema che ha dimostrato di non funzionare e ricostruire senza ritardi e in modo sostenibile, con soluzioni che possano evitare in futuro tragedie di questa portata.

Il Piacer figlio d’affanno è un’apostrofe a quella natura matrigna che provoca si affanno e sofferenza, ma anche piacere dopo averla superata, volgendo lo sguardo al positivo e a quell’esistenza che una volta messa a rischio, tanto più la si apprezza e la si considera preziosa.

Dopo il bilancio di un anno da quell’alluvione, rivolgo ai politici, prossimi a governare, una semplice ma significativa frase di Sant’Agostino: Le parole insegnano gli esempi trascinano. Solo i fatti danno credibilità alle parole.

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