Primo hurrà in campionato per la Nuova Sirolese

La squadra di Scaringi batte in casa il quotato team dei Portuali

Seconda Categoria girone D
Nuova Sirolese – Portuali Ancona 3-1

La squadra vittoriosa della Nuova Sirolese
La squadra vittoriosa della Nuova Sirolese

Sirolo. Una bella Nuova Sirolese riscatta in parte la brutta prestazione di Filottrano di sette giorni or sono. Lo fa battendo un coriaceo e organizzato Portuali per la prima vittoria in campionato. Gli ospiti con il loro gioco contribuiscono nel migliore dei modi a dar vita a un incontro maschio giocato sempre ad alti ritmi affrontando i padroni di casa a viso aperto.

Alla mezz’ora Babini porta in vantaggio i locali su una corta respinta del portiere Agostinelli. Nella ripresa i gol di Bezzeccheri prima (con un magistrale tiro dal limite dell’area di rigore), e di Brandoni poi (preciso diagonale), mettono al sicuro il risultato vanificando il gol di Traversa.

«Abbiamo messo in campo grinta e cuore e ne è scaturita una partita vinta meritatamente – dice mister Scaringi -. Convincendo anche sul piano del gioco. Un successo che fa morale e classifica e che ci permette di cancellare la serie negativa»’.

Mister Scaringi, Nuova Sirolese
Mister Scaringi, Nuova Sirolese

Nel prossimo turno la Nuova Sirolese – che ora ha quattro punti in classifica – andrà a far visita alla Sampaolese. Un’altra squadra tosta come i Portuali, ma che sta faticando in questo inizio stagione. Dopo la prestazione convincente di oggi la Nuova Sirolese però è pronta per dire la sua anche in trasferta.

NUOVA SIROLESE: Luna, Carpano, Agosto, Staganari, Rivellini, Visciano, Tricarico (22’ st Macrolei), Scocchera, Babini, Brandoni (46’ st Dubini), Bezzeccheri (32’ st Hosseim). All. Scaringi

PORTUALI ANCONA: Agostinelli, Amico, Angioletti, Tunnera (22’ st Pavoni), Ulisse, Galli, Orsetti (26’ st Lodigiani), Saracini, Traversa (21’ st Bellagamba), Casaccia, Baldetti. All. Ceccarelli

Arbitro: Marcaccio di Fermo

Reti: 33’ pt Babini, 16’ st Traversa, 22’ st Bezzeccheri, 31’ st Brandoni


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Viviamo il tempo del “minimo sindacale”

Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!


Camerano, 30 luglio 2022 – Il salario minimo sindacale è quella retribuzione fissata per contratto sotto la quale non è possibile andare. A seconda dei punti di vista, una garanzia per il lavoratore che sa di poter contare almeno su quel minimo di stipendio; una scocciatura per il datore di lavoro che sa, pur avendone l’intenzione, che sotto quella soglia minima non può pagare le prestazioni dei suoi dipendenti.

Da qui nasce, per osmosi, nel mondo del lavoro così come in quello della cultura del sociale o della politica, il detto: “fare il minimo sindacale”. Cioè, adoperarsi per introdurre fatica, idee, azioni, decisioni, al minimo delle proprie possibilità o capacità, giusto quel poco necessario a giustificare la propria presenza, il proprio impegno o il proprio ruolo. “Tira a campà”, direbbe Enzo Jannacci.

Ecco, tirare a campare, senza sforzarsi minimamente per fare di più e dare il meglio di sé, rende l’idea dei tempi che stiamo vivendo. In generale, la società del terzo millennio sta tirando a campà. Offre, di sé, il minimo sindacale grazie al quale poter giustificare la propria esistenza. Questo non significa che non ci sia nessuno capace di dare il meglio di sé: qualche imprenditore che si fa un mazzo così e anche di più per provare ad affermarsi; i tanti lavoratori che si fanno lo stesso mazzo per provare con dignità a portare la famiglia a fine mese sono tantissimi.

Concettualmente, però, la sensazione è che i furbetti del minimo sindacale siano piuttosto diffusi. A livello culturale, ad esempio, il decadimento è impressionante. Sono sempre meno quelli che leggono libri, vanno a teatro o al cinema, ascoltano musica classica. I musei vengono visitati in massa ma solo quando l’ingresso è gratuito. Però i concerti in spiaggia di Jovanotti sono sold out. E, a proposito di musica, la qualità della produzione musicale dell’ultimo decennio e forse più è davvero scadente (non lo dico io ma gli specialisti del settore). Non si scrivono più canzoni capaci d’emozionare, tanto che gli autori sono stati invitati ad impegnarsi “oltre il minimo sindacale”.

In politica poi, c’è il peggio del peggio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Amministratori, Onorevoli e Senatori, gente che ha scelto di governare un Comune, una Provincia, una Regione, una Nazione, anziché muoversi per far progredire e migliorare lo status quo si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Tirano a campà solo per garantirsi la poltrona e, così facendo, anziché migliorarlo lo status quo spesso lo peggiorano. Trovare alibi per loro, in questi ultimi anni, è stato facilissimo: la perdita di potere dei partiti, la mancata crescita economica, la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina, il vaiolo delle scimmie… Ma gli alibi servono a giustificare le sconfitte.

Dopo i tanti governi tecnici, a settembre il popolo tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti politici i quali, lancia in resta, hanno già iniziato a sciorinare programmi e promesse a tutto spiano. Programmi e promesse che, come succede da circa settant’anni, verranno puntualmente disattesi. I nuovi eletti attueranno, come sempre, il “minimo sindacale” necessario a non essere mandati a casa anzitempo.

Succederà ancora e la colpa sarà mia. Perché continuo a permettere che tutto ciò accada senza far nulla per evitarlo. Perché io, italiano, sono fatto così: purché non mi si rompano le scatole, mi si garantisca l’assistenza sanitaria e la pensione, e mi si faccia pagare poche tasse, sono disposto a fare l’italiano al “minimo sindacale”. Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!

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