Volley. La Nef peccato: buttati due punti a Montorio al Vomano

Vittoria dei locali al tiebreak al debutto in campionato

Serie B girone F

 

Un muro osimano
Un muro osimano

Montorio al Vomano – La Nef Osimo 3 – 2
(20-25, 23-25, 25-22, 25-23, 15-6)

Montorio al Vomano. Peccato La Nef. La neopromossa squadra osimana poteva portare a casa l’intera posta dal palazzetto abruzzese all’esordio in campionato, invece conquista solo un punto. Fatale il tiebreak, ma soprattutto il finale del quarto set alla squadra allenata da coach Baleani.

‘’Con un po’ di cinismo avremmo potuto conquistare i tre punti – racconta il coach osimano -. Abbiamo affrontato una squadra forte, notevolmente rinforzata rispetto all’anno scorso’’.

Osimo parte forte dominando i primi due set. Primeggia in tutti i fondamentali, facendo davvero vedere un buon gioco. In attacco a fare la differenza è Romani che chiuderà con 34 palloni messi a terra. Poi, dopo il doppio vantaggio, la formazione osimana cala. Ne approfitta un Montorio che non si lascia sfuggire l’occasione. Anche se i padroni di casa rischiano nel quarto parziale. Osimo comanda 18-22, ma subisce un parziale terrificante (1-7) che manda il match al tiebreak. Dove non c’è storia. Morale sotto i tacchi per La Nef che lascia la vittoria al Montorio.

Domenica esordio casalingo, alle ore 17,30, contro Terni al PalaBellini.

Timeout
Timeout

MONTORIO AL VOMANO: Porcinari 19, Thiaw 8, Bongiorno 33, Di Marco ne, Di Terlizzi ne, Galantini 1, Marcoionni 8, Murri 2, Vallese, Zacaria 7, Tipone (L). All. Amabili

LA NEF OSIMO: Ballarini 5, Pesaresi 17, Durazzi 3, Guazzaroni 2, Antonini, Romani 34, Boncompagni 16, Gagliardi, Pace (L), Molari ne, Palmieri 2, Caporaletti. All. Baleani

Arbitri: Tramba e dell’Orso


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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