Terza edizione del Cicloraduno La Liberazione

Prosegue a ritmo serrato l'organizzazione della terza edizione della ciclostorica in programma ad Osimo domenica 14 luglio

Osimo, 6 luglio 2019 – Il comitato organizzatore della Sportware si è riunito di recente per un incontro operativo con associazioni e rappresentanti della Federciclismo Marche circa lo stato di avanzamento dei lavori con l’analisi di tutti i dettagli e per mettere in atto le linee guida di questa nuova edizione relativa alla sicurezza e all’accoglienza dei partecipanti.

Gli organizzatori del Cicloraduno La Liberazione 

Quest’anno verrà proposto un unico percorso con diversi tratti di strade bianche, (proprio a rievocare le strade e il ciclismo degli anni ’40): 47 chilometri per le bici da strada, mente 43 saranno i chilometri per le mountain bike (con un paio di tratti sterrati). Un evento davvero unico lungo la valle del Musone tra i Comuni di Osimo, Filottrano, Jesi e Santa Maria Nuova, teatro delle dure battaglie nell’estate del 1944 per liberare Ancona. Il tutto con la partecipazione dei rievocatori dell’Accademia di Oplologia e Militaria di Ancona, dell’associazione Filottrano 44 e della Galleria del Figurino Storico di Osimo che con divise militari e mezzi bellici d’epoca, saranno co-protagonisti insieme agli atleti partecipanti alla prova ciclistica.

Cresce l’attesa attorno a questa nuova edizione  – afferma Luca Brachini in rappresentanza della Sportware – Speriamo che questo interesse non sia limitato al solo fatto sportivo ma diventi nel tempo un momento di aggregazione nel ricordo di un pezzo di storia del nostro territorio legato alla Seconda Guerra Mondiale“.

Quest’anno sarà un’edizione “basic”, in continuità con le due precedenti, per poi preparare una grande edizione nel 2020 e farla diventare un punto fermo tra le ciclostoriche più importanti d’Italia.

Per i primi 40 iscritti è prevista la maglia celebrativa dell’evento mentre il costo dell’iscrizione è fissato a 10 euro entro il 12 luglio, con una finestra mattutina il giorno 14 luglio a 15 euro.

Questo il link per iscriversi: https://form.jotformeu.com/Sportware/iscrizione-la-liberazione-2019

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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