Sostegno società sportive: figli e figliastri per Pugnaloni?

La denuncia della Giovane Robur Basket tagliata fuori dall’assegnazione delle risorse statali e comunali

Osimo, 28 gennaio 2021 – Attraverso una nota ufficiale pubblicata sulla propria pagina social, l’Asd Giovane Robur Basket denuncia la mancata assegnazione alla società delle risorse statali e comunali. Lo fa chiamando in causa il sindaco Simone Pugnaloni dopo che lo stesso, ieri, aveva ufficializzato le somme erogate a 38 società sportive locali. Di seguito, la nota integrale dove la Giovane Robur pone diversi quesiti al primo cittadino.

«l’Asd Giovane Robur Basket desidera porre alcuni quesiti al sindaco di Osimo, nonché assessore allo Sport, dott. Simone Pugnaloni, in merito alla ripartizione di fondi statali (60mila euro) e fondi comunali aggiuntivi (25.100 euro) a sostegno delle società sportive della città.

Il campo di gioco della Giovane Robur Basket

Asd Giovane Robur nasce nella primavera 2020, periodo sicuramente difficile dal punto di vista emergenziale, economico e sociale con l’intento di costituire un settore giovanile e minibasket (avviamento allo sport) che sia in stretta relazione con la prima squadra della città e che funzioni da serbatoio e da reale ‘cantera’ della stessa.

Giovane Robur nasce tra mille difficoltà, dalla volontà di un gruppo dirigente appassionato, lungimirante, giovanissimo e con l’unico scopo di crescita sportiva, umana e sociale di ogni ragazzo mediante l’attività fisica, elemento fondamentale per ogni individuo a livello psico-motorio.

Giovane Robur non ha chiesto nulla all’Amministrazione comunale né in termini di spazi né in termini economici. Gli allenamenti vengono disputati in palestre gestite da privati o dalla Provincia di Ancona, in modo tale da non infastidire le realtà già esistenti.

Giovane Robur ha vinto la sua scommessa già nell’estate del 2020 con l’organizzazione di un centro estivo multi sport che ha coinvolto una media di 70 ragazzi ogni settimana ed almeno 210 ragazzi diversi ospitati in totale nell’arco di 5 settimane. I contributi statali erogati per tale attività dallo Stato per mezzo del Comune non sono ancora ad appannaggio della nostra società, almeno per il momento.

Giovane Robur per venire in contro alle famiglie in questa situazione difficile anche dal punto di vista economico non ha ritirato le quote annuali dalle famiglie dei suoi tesserati, per non gravare sul bilancio familiare.

Posto che Giovane Robur abbia commesso un errore dovuto ad un problema informatico che ha comportato la giusta esclusione dal bando statale (per intenderci i 60 mila euro), siamo abbastanza esterrefatti nel constatare che l’Amministrazione comunale o gli uffici competenti abbiano escluso la società del settore giovanile osimano dal suddetto contributo.

Le domande che porgiamo, attraverso un tono assolutamente distensivo, mossi dalla curiosità e dallo spirito di trasparenza che ci contraddistingue sono le seguenti:

  • in che modo la nostra associazione sportiva è stata esclusa dall’assegnazione dei fondi comunali (25 mila euro) che, a detta dello stesso primo cittadino, dovevano spettare alle squadre non aderenti al bando e quindi spettanti alle squadre che non avevano ricevuto il sussidio?
  • perché, nella lista delle associazioni beneficiare del contributo comunale (25.100 euro) sono presenti anche alcune società che avevano già preso il contributo del fondo statale assegnato mediante bando?
  • perché, la nostra associazione sportiva, paritetica alle altre, non è stata mai invitata ad aderire al cosiddetto plafond Astea, di cui molte società godono?
  • con quali criteri sono stati assegnati i fondi comunali?

A queste domande, poste senza alcuna venatura polemica, chiediamo al primo cittadino di Osimo di rispondere, in quanto riteniamo che lo sport locale debba essere sostenuto, appoggiato e tifato tutto. Senza distinzione di sport, di categoria o di persone.

Il danno che abbiamo subito, riconducibile all’assenza del contributo del Comune che tutte le altre società hanno ricevuto (senza bando), non viene effettuato nei confronti dei 6 membri del direttivo giovanissimi e molto appassionati, ma questo danno va ad impattare sui 50 ragazzi che sono iscritti alla nostra società, alle loro famiglie, ai 4 tecnici tesserati per la Federazione, ai dirigenti ed alla loro grande passione e spirito di sevizio.

Dispiace molto, in una fase in cui si richiama all’unita di intenti, dover fare questo comunicato, ma in questo caso la disparità di trattamento in merito all’assegnazione dei fondi comunali e la scissione tra società amiche e antipatiche è troppo evidente per passarci sopra!»

segue firma.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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