Pugilato – L’osimano Charly Metonyekpon difenderà il titolo italiano a Roma

Lo sfidante è il ventottenne Jacopo Fazzino residente nella Capitale, con sei incontri vinti su undici disputati

Osimo, 18 maggio 2022 – Il prossimo 8 luglio il campione italiano dei pesi super leggeri l’osimano Charly Metonyekpon, ventisei anni, con 10 match disputati e tutti vinti, metterà per la prima volta in palio la cintura tricolore, conquistata lo scorso marzo al PalaBaldinelli di Osimo battendo ai punti Arblin Kaba, contro lo sfidante Jacopo Fazzino, ventotto anni, di Roma.

La notizia è stata ufficializzata agli organi di stampa dal manager del pugile osimano, Davide Buccioni, che ha scelto lo Stadio Romulea di Roma nel quartiere Parioli, come sito in cui sarà allestito il ring.

da sx, Charly Metonyekpon e Jacopo Fazzino

Fazzino, pugile professionista dal 2019, ha undici match all’attivo di cui sei vinti; tra le sconfitte vi è quella subìta proprio dal pugile osimano, il 19 dicembre 2020, sul ring di Ancona, alla finale del Trofeo delle Cinture. Dopo due anni di allenamenti e di crescita, il boxeur romano si sente ormai pronto per tentare di strappare il titolo italiano all’imbattuto Charly Metonyekpon allenato e preparato dai maestri Andrea Gabbanelli e Daniele Marra della Boxing Club Castelfidardo.

Oltre alla sfida della cintura superleggeri, il promoter romano responsabile dell’agenzia organizzatrice di eventi sportivi Buccioni Boxing Team ha programmato per la stessa giornata l’incontro per l’assegnazione della cintura internazionale WBC dei pesi welter tra Pietro Rossetti “The Butcher” e lo spagnolo Aaron Alhambra, e il match dei supergallo tra l’italo albanese Muhamet Quamili “Eti” ed il georgiano Edgari Sarkisiani.

 

redazionale

© riproduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

© riproduzione riservata


link dell'articolo