Piobbico amara per la Passatempese

La squadra gialloblu cede di misura e recrimina per i troppi errori

PROMOZIONE girone A

Piobbico e Passatempese schierate a centrocampo
Piobbico e Passatempese schierate a centrocampo

Piobbico – Passatempese 4 – 3

Piobbico. Mister Simone Strappini l’aveva detto. ‘’A Piobbico sarà una battaglia’’. Non si era sbagliato più di tanto. Solo che la battaglia è stata persa dalla Passatempese, seppur di misura. Dopo una partita rocambolesca: con sette gol, con i galletti subito a rincorrere. Alla fine poteva arrivare anche un pareggio, visti i due gol annullati agli osimani dopo otto minuti di recupero.

‘’Purtroppo paghiamo cari i troppi errori’’ commenta amaramente l’allenatore della Passatempese. Come nel primo gol subito. Non erano passati quattro minuti dal fischio d’inizio, esattamente 3’ 40’’. Una disattenzione difensiva collettiva della squadra ospite permette a Capi di portare in vantaggio il Piobbico.

La Passatempese crea, ma non realizza. Perde anche Maraschio per una seria distorsione alla caviglia che lo costringe anche a recarsi all’ospedale per gli accertamenti del caso. In campo i locali raddoppiano. Non basta il gol in mischia del solito Iannaci, perché al riposo la Passatempese va in svantaggio per 4-1 vista la doppietta di Capi A e i gol in successione di Ottaviani e Valenti.

Azione concitata a centrocampo
Azione concitata a centrocampo

Un passivo pesante che i gialloblu cercano di recuperare nel secondo tempo mettendo in campo grinta e orgoglio. Ci stanno per riuscire. Nicoletti Pini, giocatore veloce, si incunea in area e a tu per tu con Rossi non sbaglia. Poi Marco Strappini con un tiro dal limite accorcia le distanze. La Passatempese può anche pareggiare, ma l’arbitro annulla due gol agli ospiti (il primo per la palla uscita dal campo dopo il lancio e il secondo per sospetta posizione di fuorigioco di Nicoletti Pini).

‘’C’è tanto rammarico, ma anche fiducia. Ci sono tante squadre racchiuse nel giro di pochi punti’’. Curiosità: dalla prima all’ultima, proprio la Passatempese, ci sono appena sei punti. Sabato però, al ritorno al Muzio Gallo, dopo due partite in trasferta consecutive, la Passatempese non potrà sbagliare. Arriverà il Valfoglia che oggi ha battuto la Vigor Senigallia. Guai fallire.

AUDAX PIOBBICO: Rossi, Moretti, Blasi, Pistola, Rebiscini, Ingegni (8’ st Martinelli), Capi A. (43’ st Luzi), Capi M., Ottaviani (29’ st Silvestri), Valenti, Stefani. All. Stocchi.

PASSATEMPESE: Moscoloni, Stortoni, Graciotti (8’ st Nicoletti Pini), Iannaci, Strappini M., Mandolini, Mezzanotte G., Capotondo (18’ st Censori), Ghergo, Maraschio (31’ pt Di Chiara), Caporaletti. All. Strappini S.

Arbitro: Vai di Jesi.

Reti: 4’ pt e 44’ pt Capi A., 39’ pt Ottaviani, 42’ pt Iannacci, 43’ pt Valenti, 30’ st Nicoletti Pini, 36’ st Strappini M.


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

© riproduzione riservata


link dell'articolo