Passatempese, Iannaci pareggia i conti

I gialloblu escono indenni dal campo della Laurentina

Promozione girone A

Laurentina – Passatempese 1-1

San Lorenzo in Campo. ‘’Un buon punto. Su un campo insidioso, dove penso che non tutte le squadre riusciranno a muovere la classifica’’. Soddisfazione nella dirigenza passatempese dopo la trasferta sul campo della Laurentina. Le parole sono di Fabrizio Camilletti, dirigente storico della squadra gialloblu. Da trenta anni. E anche oggi presente nella lontana trasferta.

Passatempese in pressing
Passatempese in pressing

Dove i gialloblu di Simone Strappini hanno raccolto un punto. In rimonta. Su un campo pesante. E dopo un primo tempo in cui l’unica azione da registrare sul taccuino è stata una triangolazione con tiro di finale di Stortoni a lato.

Nella ripresa i locali trovano il vantaggio con una punizione di Magini che sorprende Moscoloni. La reazione della Passatempese però arriva subito. Prima ci prova Petitti, ma è Iannaci a fare centro. Con un colpo di testa, sfruttando al meglio una punizione battuta da Marco Strappini. Nel finale espulsione di Mandolini per doppia ammonizione.

L'azione che porta al pari di Iannaci
L’azione che porta al pari di Iannaci

‘’La squadra mi è piaciuta – continua Camilletti -. La vedo in ripresa, sia a livello fisico che di gioco. I giocatori partita dopo partita si conoscono meglio’’.

Sabato derby casalingo contro il Moie Vallesina. ‘’Una partita difficile, anche se tutte le partite sono complicate. E’ un torneo dove regna ancora l’equilibrio, anche se due squadre vedo più forti delle altre: l’Olimpia Marzocca e Fc Senigallia. La Vigor Senigallia è vero che staziona nei piani altri, ma non mi ha impressionato. Gioca bene, ma è giovane’’.

La Passatempese invece? ‘’Il nostro obiettivo è arrivare nelle prime cinque per disputare i playoff.

LAURENTINA: Renga, Pellegrini (20′ st Fontana), Fraboni, Mattioli, Nataloni, Serafini, Tantuccio, Magini, Caprini, Tavoletti (35′ st Massaro), Cesaroni. All. Buratti

PASSATEMPESE: Moscoloni, Candidi (25′ st Ghergo), Zoli, Iannaci, Strappini M., Mandolini, Mezzanotte G., Capotondo, Caporaletti (20′ st Mezzanotte M.), Stortoni (35′ st Nemo), Petitti. All. Strappini S.

Arbitro: Pazzarelli di Macerata

Reti: 10′ st Magini, 36′ st Iannaci

Note: espulso Mandolini al 39′ st per doppia ammonizione


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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