Moto. Baiocco sposa il sogno Aprilia

Il campione italiano in carica a caccia del poker tricolore dopo aver salutato la Ducati

Osimo. Dal 2011 tante soddisfazioni nazionali e anche mondiali. L’ultima conquista il terzo campionato italiano Civ un paio di mesi fa. Il matrimonio però tra Matteo Baiocco e la Ducati, di cui è stato una colonna e anche tester ufficiale, è terminato. Il pilota osimano nel 2017 correrà il Civ con l’Aprilia. Dall’Emilia Romagna al Veneto.

Baiocco, campione italiano 2016
Matteo Baiocco, campione italiano 2016

Baiocco quando è avvenuto l’accordo?

«Più di un mese fa, anche se solo in queste settimane si è venuto a sapere pubblicamente – risponde il pilota osimano, 32 anni, campione italiano in carica -. Ringrazio comunque la mia ex squadra, il team Motocorsa di Lorenzo Mauri dove mi sono trovato bene, vincendo peraltro nella recente stagione all’esordio e che hanno cercato in tutti i modi di continuare la collaborazione anche per il prossimo anno».

In rete ci sono già le prime foto con la nuova moto della squadra M2 Racing, una struttura satellite del marchio di Noale, che lo schiererà al via con i pneumatici Dunlop e la RSV4.

Come sono andati i test sulla pista spagnola di Cartagena?

«Sono molto soddisfatto dei test effettuati. Le novità non sono mancate. E non solo nella moto, ma anche per le gomme. Perché dalle Pirelli con cui ho lavorato molto bene in passato sono passato alle Dunlop. Sensazioni positive dalle gomme, ma anche dalla moto. L’Aprilia mi sembra molto più gestibile in accelerazione. Niente da invidiare alle moto che ho guidato in precedenza».

Primi giri di Baiocco sulla nuova Aprilia
Primi giri di Baiocco sulla nuova Aprilia

Di solito quando si cambia i dubbi non mancano. La sua impressione sul team?

«C’è tanta fiducia. Gli stimoli poi non mancano. C’è tanta voglia di far bene da parte del sottoscritto e dell’Aprilia. La proposta che mi hanno fatto è stata molto interessante. Non me l’ho fatta sfuggire. Ci ho messo davvero poco ad accettare».

Correrà nuovamente il Campionato Italiano, il cosiddetto Civ. Rimpianti per non esser tornato al mondiale Superbike?

«No, anche perché non l’ho cercato più di tanto. Al mondiale ci sarei voluto tornare con un ruolo da protagonista. Se invece dovevo fare solo la comparsa allora è meglio correre di nuovo il campionato italiano».

Baiocco numero 1 del Campionato italiano velocità
Baiocco numero 1 del Campionato italiano velocità

A caccia del poker tricolore?

«Non sarà facile, perché come me hanno pensato anche altri. Che vorranno essere protagonisti al campionato italiano. Ci saranno le migliori marche di moto e sarà gran lotta tra le case di pneumatici».

Ha già ripreso gli allenamenti?

«Da circa un mese, da quando ho trovato l’accordo. Ho disputato i test in Spagna dove tornerò a fine febbraio».

L’esordio al campionato italiano?

«Ad aprile. A Imola».


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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