La Robur Osimo torna a giocare al PalaBellini

Domenica 10 ottobre prima di campionato serie C Gold contro Virtus Assisi. Le modalità per acquisto biglietti e ingresso al Palazzetto

Osimo, 5 ottobre 2021 – Finalmente al PalaBellini torna a giocare il Campionato di Serie C Gold di basket. Domenica 10 ottobre alle ore 18 la Robur Osimo farà il suo esordio.

«Dopo la Coppa, avremo bisogno di tutto il calore del pubblico osimano per la Prima Giornata di Campionato – dicono alla Robur – Affronteremo la formazione umbra della Virtus Assisi, in una sfida non facile in cui gli uomini di coach Pesaresi si faranno trovare pronti per portare a casa i 2 punti! Un’imbattibilità casalinga che dura dal 2019 e che, sicuramente, con il vostro sostegno, vogliamo mantenere».

Come seguire la squadra

disposizioni per ingresso al palazzetto:

– Biglietto unico 5 euro;

– accesso consentito con Green Pass (cartaceo o digitale) o certificato di tampone negativo;

– All’interno del PalaBellini dovrà essere sempre indossata correttamente la mascherina ed evitati assembramenti;

– In tutti i settori dell’impianto osimano (Tribuna – Curva – distinti) dovrà essere mantenuta la distanza interpersonale di 1 metro garantita con gli appositi indicatori in ogni seduta disponibile.

Dal momento che i biglietti sono limitati causa capienza ridotta, si consiglia di riservare il proprio posto con le seguenti modalità:

  • Messaggio Direct Instagram al profilo ufficiale della Robur Basket
  • Inviando una mail a roburbasketsocial@gmail.com
  • Compilando i dati al seguente link:
  • https://docs.google.com/forms/d/1AcQjXroC3kIAbXTyrX9sX9o_L6-S7VJo0qQkCqo2F-w/edit#responses

numero massimo di biglietti prenotabili, 4. 

Il biglietto unico al costo di 5 euro verrà rilasciato direttamente al botteghino del PalaBellini a partire dalle ore 17 di domenica 10 ottobre. Sarà possibile acquistare il biglietto direttamente il giorno della partita, fatto salvo che i biglietti a disposizione non vengano esauriti prima.

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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