La Nef Osimo nella tana della Bontempi Netoip Ancona

Fischio d'inizio sabato 6 febbraio alle ore 21.00 al Palasport Flavio Brasili di Collemarino

Volley Serie B Marche  

Osimo, 4 febbraio 2021 – Altro derby questo fine settimana per la Nef Osimo. Dopo la sconfitta esterna contro la Paoloni Macerata, per i “senza testa” ci sarà un’altra trasferta delicata in casa della Bontempi Netoip Ancona. I dorici vengono da una bella vittoria esterna in casa di Alba Adriatica e tra le mura amiche vorranno sicuramente far bene, e cercare di riscattare lo stop di due settimane fa al tie-break contro il Volley Potentino.

Amedeo Gagliardi, capitano della Nef Osimo

La squadra di coach Roberto Masciarelli, nonostante le due buone prestazioni in altrettante gare di campionato, è ancora ferma a zero punti e darà il massimo per invertire la rotta ed iniziare a smuovere la classifica, cercando di recuperare qualche giocatore non al meglio, come ci spiega il capitano osimano Amedeo Gagliardi.

«Peccato non aver raccolto punti nelle primissime giornate di campionato ma da una parte ce lo aspettavamo – esordisce il capitano – siamo una squadra giovane e viviamo un momento di difficoltà anche da un punto di vista numerico. Sono comunque fiducioso del fatto che faremo un’ottima prestazione, perché la squadra sta lavorando bene negli allenamenti e siamo ansiosi di scendere in campo per questo derby sentitissimo contro la Bontempi Ancona».

Fischio d’inizio sabato 6 febbraio alle ore 21.00 al Palasport Flavio Brasili di Collemarino. Dirigono l’incontro Chiara Mochi e Giulia Natalini.

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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