La Conero Dribbling si beve il Borghetto in rimonta

PRIMA CATEGORIA girone B

 

CONERO DRIBBLING – BORGHETTO 2 : 1

Offagna. Soffre, va sotto, pareggia e poi esulta. La Conero Dribbling (Prima Categoria, girone B) non si fa mancare niente all’esordio casalingo in campionato. La squadra di Michele Marinelli piega di misura il Borghetto. I gol tutti nella ripresa.

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La formazione della Conero Dribbling scesa in campo ad Offagna: Montini, Severini, Paoletti, Bellucci, Cappella, Marconi, Onourah, Sow, Mobili, Bevilacqua, Vincioni

La formazione di Giorgini passa in vantaggio su calcio di rigore realizzato da D’Errico. I guizzi vincenti della Conero Dribbling arrivano da un difensore, quel Marconi, ex Castelfidardo, che in Prima Categoria può trasformarsi anche in bomber come ha fatto nel pomeriggio al Raimondo Vianello. Nel giro di sette minuti ha trafitto per due volte Nucci. Marconi, autore di una doppietta, il migliore della Conero. Tra i locali si distinguono anche Severini e Bevilacqua.

Soddisfazione per mister Michele Marinelli. ‘’Una vittoria in rimonta, ma strameritata – commenta l’allenatore della Conero Dribbling-. Credo che alla squadra non capitasse da tempo. E’ stato difficile giocare contro un Borghetto ben organizzato. Dopo lo svantaggio, nell’unico tiro in porta subito, abbiamo reagito bene creando varie occasioni da rete, anche se siamo riusciti a concretizzare solo alla fine. Il loro portiere è stato il migliore in campo’’. Tre punti per la classifica e il morale. ‘’Una grossa iniezione di fiducia per una squadra giovane’’.

Sabato la Conero viaggerà a Collemarino per affrontare il Colle 2006 sconfitto nettamente oggi a San Biagio.

CONERO DRIBBLING: Montini, Severini, Paoletti (21’ st Amor), Bellucci, Cappella (33’ st Ndiaye), Marconi, Onourah, Sow, Mobili, Bevilacqua, Vincioni (42’ st Nisi)
All. Marinelli

BORGHETTO: Nucci, Solazzi, Bartolucci, Carletti, Chierchia, Giacani, Castignani (24’ st Cardelli), Bertozzi (1’ st Zappi), Martarelli, D’Errico, Giorgini
All. Giorgini

Arbitro: Belli di Pesaro

Reti: 16’ st D’Errico (rig), 35’ e 42’ st Marconi


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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