Il San Biagio scala per tre volte il Colle 2006

PRIMA CATEGORIA girone B

 

SAN BIAGIO – COLLE 2006 3 : 0

Osimo. Ma che San Biagio. Applausi a scena aperta per la formazione di Recinti che non poteva iniziare meglio il proprio cammino casalingo in campionato. I galletti travolgono il Colle 2006. Di Ausili su calcio di rigore, Rossini e Busilacchi gli squilli vincenti.

Riccardo Mandolini, uno dei migliori del San Biagio anticipa May
Riccardo Mandolini, uno dei migliori del San Biagio anticipa May

Colle 2006 migliore a inizio partita, ma dopo una ventina di minuti i locali sono già in vantaggio. Busilacchi è steso in area. Si guadagna il calcio di rigore che Ausili realizza. Nel secondo tempo gli altri due gol. Rossini supera in uscita il portiere ospite per il raddoppio. Nel finale Busilacchi sigla il terzo gol mettendo il pallone nell’angolino basso. Gli ospiti finiscono la partita in dieci per l’espulsione per doppia ammonizione di Frezzotti.

Un bel San Biagio che ha regalato a mister Recinti la prima vittoria a livello di prima squadra: “I ragazzi sono stati bravi. Ci alleniamo molto bene in settimana e poi si vede in partita con gol e azioni di qualità – il commento dell’allenatore biancorosso -.  Squadre rognose come il Colle ci aiutano a crescere caratterialmente visto che siamo una formazione giovane e in gran parte rinnovata rispetto al passato’’.

La squadra anconetana è scattata forte. ‘’E’ vero abbiamo sofferto nei primi venti minuti, complice un atteggiamento un po’ intimorito e l’infortunio a Gasparetti, il nostro regista, l’uomo più esperto. Soffrivamo a creare azioni, sembravamo timorosi. Poi abbiamo gestito alla grande il vantaggio, ma soprattutto siamo stati bravi a non mollare mai a livello di concentrazione’’.

SAN BIAGIO: Zenga, Testagrossa, Mandolini R., Maceratesi, Ciabattoni, Nicoletti, Gasparetti (12’ pt Ausili), Mandolini L., Socci, Rossini (11’ st Fabiani), Busilacchi (40’ st Sinan). All. Recinti

COLLE 06: Jariabek, Di Martino (1’ st Boria M.), Leggieri, Carra, Marchegiani, Di Rocco, Mancini M., Frezzotti, May (21’ st D’Errico), Quaranta, Rahali (51’ Casciotta). All. Portaleone

Arbitro: Curia Sahira di Ascoli

Reti: 21’ pt Ausili su rigore, 5’ st Rossini, 36’ st Busilacchi

Note: espulso al 38’ st Frezzotti per doppia ammonizione


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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