Il podio tricolore di Foligno si tinge di Azzurra… Ilari

Osimo. Il podio tricolore di Foligno si tinge di Azzurra… Ilari. La ragazza di Filottrano sfiora l’impresa nel campionato italiano junior. La promettente ragazza, tesserata con l’Atletica Amatori Osimo Bracaccini, giunge seconda nei dieci chilometri del tricolore su strada. Vicecampionessa italiana a un passo dal realizzare il sogno tricolore nella gara che ha visto partecipare 450 atleti suddivisi in varie categorie con migliaia di spettatori accorsi ad applaudire i protagonisti.

Azzurra Ilari in piena azione a Foligno concede un sorriso al fotografo
Azzurra Ilari in piena azione a Foligno concede un sorriso al fotografo

Nell’anello del centro storico umbro di due chilometri ripetuto cinque volte solo l’atleta ucraina naturalizzata Italiana Nicole Svetlana Reina del Cus Pro Patria Milano, una delle atlete più quotate attualmente a livello continentale, si è rivelata più forte della filottranese.

Ilari, classe 1998, al suo primo anno nella categoria, riesce chilometro dopo chilometro a sfiancare Eleonora Curtabbi del Cus Torino che cerca – invano – di tenerle testa. La filottranese può vantare nella sua pur giovane carriera un titolo Italiano di corsa su strada Allieve a Catania oltre a essere stata vicecampionessa italiana da Allieva e ora da Junior.

Con questo risultato Ilari sogna anche una convocazione in maglia azzurra. Un sogno per la ragazza e il suo tecnico Giuseppe Carbonari che potrebbe avversarsi presto visto che nella gara umbra era presente il direttore tecnico del settore giovanile della Federazione Italiana di Atletica Leggera Stefano Baldini.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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