Il Galletto non molla e strappa il pareggio al Settempeda

Prima Categoria Marche girone C - 21ª giornata

San Biagio-Settempeda 1:1

Osimo, 27 marzo 2022 – Il San Biagio non riesce a sbloccarsi e impatta 1-1 tra le mura amiche contro una volitiva Settempeda. Quantomeno però nel finale, con le unghie e con i denti, riesce a difendere il pareggio messo a repentaglio da una condizione fisica precaria in molti dei suoi uomini, otto dei quali del tutto indisponibili. Per salvarsi servirà un miracolo ma il Galletto resta matematicamente ancora in corsa. Nel frattempo, mister Marinelli porta a casa un punto che consente ai biancorossi di lasciare sostanzialmente inalterata la situazione in fondo alla classifica, e a nove giornate dalla fine tempo e modo per cambiarla in positivo ci sarebbe.

È un San Biagio inedito quello sceso in campo con la squadra di San Severino senza quattro attaccanti sui sei in rosa: out Marziani, Piccini, Mobili e Mihaylov, titolari giocano Gallina e Papa. A centrocampo ci sono due juniores come Scansani, ormai alla sua quarta gara da titolare, e De Luca, al debutto dal primo minuto, affiancati da Marchetti. Baro viene piazzato davanti alla difesa, dove giocano Paccamicci e il rientrante Bellucci al centro, mentre Cesari e l’altro under Bottegoni sono i terzini. In porta si rivede dopo tanto tempo il quarantenne Spadari.

La cronaca del match racconta di un Galletto più sciolto e coraggioso nel primo parziale, più in affanno nel secondo. Alla fine, un tempo per parte e un pareggio giusto quello uscito tra San Biagio e Settempeda, anche se gli ospiti nel finale sfiorano più volte il colpaccio.

A inizio gara il San Biagio spinge e quasi sorprende gli ospiti sfiorando il gol con una traversa di Scansani e un tiro largo di Gallina da ottima posizione su assist di Papa. È l’anticamera del gol che arriva poco dopo su cross dalla destra di Gallina smanacciato dal portiere e sul quale Cesari in tap-in porta avanti i suoi. Per gli ospiti una occasione con un tiro dal limite sul quale Spadari devia in angolo.

Nella ripresa il Settempeda è più aggressivo, alza il baricentro e costringe il Galletto sulla difensiva, anche se il gol arriva solo su azione d’angolo con Sfrappini che infila a porta praticamente vuota. Per il San Biagio una sola chance con un tiro a lato di Gallina. Mentre nel finale i settempedani sfiorano più volte il raddoppio, Farroni spara alto da ottima posizione e poi con un diagonale mete a lato di poco. Infine, all’ultimo minuto, su una punizione da trequarti, mischia in area piccola e traversa clamorosa che salva i sambiagesi.

Il tabellino:

SAN BIAGIO: Spadari, Cesari (76’ Borbotti), Bottegoni, Baro (87’ Capocasa), Bellucci, Paccamicci, De Luca (68’ Mandolini), Marchetti (80’ Amura), Papa (65’ Rinaldi), Scansani, Gallina. All. Marinelli.

SETTEMPEDA: Caracci, Forresi, Botta, Del Medico, Campilia, Latini, Minnucci, Menichelli, Sfrappini, Farroni, Panicari (76’ Lullo). All.Ruggeri.

ARBITRO: Riccardo Morbelli di Fermo

RETI: 29’ Cesari, 64’ Sfrappini

 

(Ufficio stampa San Biagio)

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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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